Altro sciopero generale. Ma contro la Lombardia

Abbiamo letto con attenzione l’articolo scritto da Franca Porciani dal titolo “Se il sesso è a metà strada”, apparso il 18 marzo nell’inserto Corriere Salute del Corriere della Sera, e vorremmo potere esprimere sul suo giornale le nostre opinioni. Siamo genitori di due bambine di 10 e 8 anni affette da Sindrome Adrenogenitale (Sag) e la nostra esperienza riguardo a questa malattia è molto diversa da quella descritta nell’articolo. Come è consueto nella Sag, le nostre due bambine sono nate femmine a tutti gli effetti. Esse conducono in maniera molto serena una vita assolutamente normale e non mostrano nessuno tra i comportamenti descritti nell’articolo. Possiedono un apparato genitale completo e adeguato, per questo nulla ci permette di sospettare che in età adulta non potranno avere una capacità riproduttiva normale e una vita sessuale soddisfacente. Una sola di loro ha avuto necessità, in epoca neonatale, di un intervento correttivo degli organi genitali esterni, tale intervento è stato perfettamente tollerato dalla piccola e anche un controllo specialistico recente ne ha confermato la piena riuscita. L’articolo, che occupa una pagina intera del quotidiano, a parte alcune (poche) informazioni veritiere contiene una serie di affermazioni confuse e fuorvianti, espresse in maniera estremamente superficiale. Peraltro si accomunano malattie completamente differenti l’una dall’altra, che presentano quadri clinici estremamente diversi per tipologia e gravità. In un momento particolarmente sensibile a notizie di questo genere, ci sembra che l’unico scopo della giornalista sia stato quello di scandalizzare i lettori, nella speranza di fare sensazione. L’articolo così scritto rischia inoltre di spaventare inutilmente coloro che vivono quotidianamente con queste patologie, di creare ansia nei genitori rispetto alla vita futura dei propri figli.
Lettera firmata

Come mai, dopo aver destato “sensazione” l’informatore medico della sera non pubblica lettere come questa? Perché in un paese dove i grandi giornali hanno compreso l’importanza di accompagnare psicologicamente le donne all’aborto terapeutico – sapete, anche un raffreddore può essere un evento traumatico e non sia mai che poi quello nasca con un ditino più piccolo, perciò meglio ammazzarlo da piccolo – fabbricare i giornali è diventato un gioco da bambini (e leggere quelli che vi regalano tutte le mattine in metropolitana una scorpacciata da maialini all’ingrasso del politicamente corretto e governativo). In pagina ci si mette prima la cornice e il titolo. Poi l’impiegato ci mette l’inchiostro. Come si diceva all’asilo? Ecco l’asinello, adesso prendi la matita e coloralo. Fanno così per raccontare il gran ballo in grembiulino francese sull’Europa. Figurati cosa non si fa per gli investimenti in farmacogenomica degli azionisti.

“Sciopero generale”. Questo è il messaggio che nelle sedi dei sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) della Regione Lombardia si sta facendo strada. “Mobilitazione” nei posti di lavoro, “informazione capillare” e “nessuna accondiscendenza”. Parole di lotta che sembrano far ricordare i bei tempi del governo Berlusconi, quando scendere in piazza era diventata un’abitudine a scadenza prestabilita. Con il governo di centrosinistra, però, tutto sembrava cambiato. Pace sociale, memorandum d’intesa, convergenze programmatiche, insomma una volta ammainate le bandiere, i tavoli di concertazione sembravano diventati banchetti stabili per cerimonie. Poi improvvisamente lo sciopero generale è tornato ad aleggiare nelle Camere del lavoro del territorio lombardo. Nessuna data è stata ancora fissata, nessun comunicato stampa è arrivato sulle scrivanie dei quotidiani, ma l’allerta e la premobilitazione hanno già fatto il giro di tutti i delegati di fabbrica. Sciopero generale! Sotto accusa Prodi e Padoa-Schioppa? Neanche per sogno. Le confederazioni dei lavoratori lombardi hanno un nemico ben più temibile da sconfiggere: il governatore Roberto Formigoni e tutte le amministrazioni locali governate dal centrodestra. Motivo? Semplice. L’aumento del ticket sanitario da parte della Regione Lombardia e l’innalzamento delle addizionali Irpef dei Comuni padani. Tutti provvedimenti che l’amministrazione regionale e quelle locali sono state costrette ad adottare, applicando i dettami dell’ultima Finanziaria, per sopperire ai tagli dei trasferimenti voluti dal governo Prodi. «Sì è vero – dicono i sindacati – è il governo che ha dato questa possibilità, ma non era certo un obbligo». Sino a due anni fa il discorso era sensibilmente differente. Al cospetto dei tagli agli enti locali, si accusava il governo (Berlusconi ovviamente) di mettere sul lastrico Regioni, Province e Comuni, e di scaricare il lavoro sporco (le tasse) sugli amministratori locali. Oggi però i soggetti colpevoli di affamare il popolo si sono invertiti. Cambiano le stagioni, cambiano gli scioperi generali ma l’ottusità non si sposta di una virgola.
Fabio Cavallari

La Costituzione americana sostiene che tutti gli uomini nascono liberi. I sindacati, ultimamente, sembra che esistano apposta per smentirla.

Domenica 25 marzo, titolo della Stampa: “Benedetto XVI riabilita gli ex eretici di don Gius”. Che dire?
Monica Mondo Roma

Anche Gesù Cristo pare che sia stato riabilitato da Corrado Augias.

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