Amaro Lucano

Di Boffi Emanuele E Piccinini Pietro
27 Novembre 2003
Le scorie nucleari di Scanzano. Un popolo preoccupato, un Governo pasticcione. E tanta demagogia per un problema (serio) che rimane

Scanzano (Mt) – Dal vescovo al parroco, dal presidente della Regione all’amministratore locale, dall’imprenditore alla casalinga, tutti uniti per dire “no” al nucleare. Domenica erano in 100mila sulla statale 106 Taranto-Reggio che porta a Scanzano Jonico, paese di 6mila anime, in provincia di Matera. La Sogin, la società presieduta dal generale Carlo Jean, dopo anni di ricerche, ha indicato un terreno dove le scorie potranno essere seppellite a 900 metri di profondità. Il pericolo attentati ha spinto il governo a convogliarle tutte in un unico sito. Sito di cui l’Europa impone l’individuazione entro il 2008. Il 13 novembre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per portare a Scanzano i rifiuti radioattivi ora sparsi in 150 località in tutta Italia. Dal giorno seguente i lucani sono scesi in strada bloccando le auto e le merci che confluiscono nella regione. Gli eletti di Forza Italia di Scanzano di sono autosospesi e qualcuno vorrebbe fondare un nuovo partito sull’onda della protesta. Il Governo si è detto disponibile a modificare il decreto e a nominare un commissario straordinario per risolvere il pasticcio.

Briganti jonici
L’area individuata dalla Sogin è piuttosto ampia, una pineta la divide dal mare, in linea d’aria saranno 500 metri, poco più in là il fiume Cavone e un Club Med. Sul terreno ci sono dei tendoni, qualche bandiera di sindacati, giovani e meno giovani che «combatteranno questa guerra fino alla fine», come dice uno dei responsabili di un’associazione ambientalista. Una tenda fa da mensa, un’altra da centro per il coordinamento della protesta, qua e là sparse altre accolgono una cinquantina di persone. «Sì, ma c’è poco da coordinare – ci dicono – qui ogni mattina uno si alza, va in strada e fa un “blocco” con i trattori o i camion. È difficile far capire che dobbiamo organizzarci se vogliamo vincere questa guerra». Ripete proprio “guerra”, perché qui un po’ tutti si sentono in battaglia e il linguaggio che va per la maggiore è quello militare. Un ragazzo porta sulle spalle la bandiera dei “Briganti jonici”. «Hai presente i briganti? Ecco, noi siamo come loro, non ci arrenderemo mai». Poi aggiunge: «anche se speriamo di non fare la stessa fine».
«L’arrivo delle scorie è la nostra rovina», ci spiega il gestore di un albergo poco distante dal sito. «Ogni stagione arrivano 400mila turisti e, proprio negli ultimi periodi, lo Stato aveva investito miliardi per finanziare nuove strutture. Già in questi giorni sono arrivate disdette di prenotazioni per l’estate. Vaglielo a spiegare che le scorie non ci sono e non ci saranno fino al 2008. Noi non sappiamo se fanno bene o male, di certo fanno malissimo ai nostri affari». Dall’albergo esce un furgoncino. Scendono due uomini armati di cartoni e spray. Li attaccano con lo scotch sui lati della vettura curando di nascondere il nome dell’albergo. Poi ci scrivono sopra: «Scanziamo le scorie» e «Abbasso Berlusconi». «È il solo modo per passare i posti di blocco – spiegano. Noi dobbiamo lavorare, se non ci fanno passare, come facciamo?». I commercianti del paese sono inviperiti. «Questa è zona agricola, si produce frutta e verdura di qualità acquistata da tutta Italia» ripetono più o meno tutti. «Da quando è iniziata questa storia sono già arrivate richieste di abbassamento dei prezzi. Noi abbiamo spiegato che le scorie non ci sono ancora». E cosa hanno risposto gli acquirenti? «Che non se ne parla. Vogliono sconti del 15 o del 20%».

Rosari antinucleare
La statale 106 è diventata la piazza del paese, la gente vi confluisce per protestare. Giovedì, nella tarda mattinata, giunge un gruppo di studenti di un istituto superiore. I professori cercano di mantenere un minimo di ordine: «alza quel cartello che arriva la televisione», «saluta che il giornalista ti fa la foto», «ragazzi, lunedì si torna a scuola, però». Poi arrivano le mamme coi passeggini “denuclearizzati”. Qualche bambino regge un cartello: “No al nucleare”, altri giocano in mezzo alla strada, qualcuno fa la raccolta delle cartoline contro il decreto. Su una ci sono due bare: una è avvolta dalla bandiera italiana, l’altra dal simbolo del nucleare. Sotto una scritta: «Cittadino italiano morto in Irak e cittadino di Scanzano condannato a morire per decreto legge». Firmato: Sinistra Giovanile. Spunta un cartello: «La Rai censura i fatti di Scanzano». Poi arriva una troupe della Tv di Stato. Applausi. Il cartello sparisce. Al centro della carreggiata svetta una croce impiantata in una balla di fieno. «L’hanno messa qui alla fine della Via crucis. Poi il parroco di Scanzano, don Filippo Lombardi, ha fatto una bella predica contro il nucleare e ha invitato tutti ad occupare la stazione». Un parrocchiano porta i “rosari antinucleare”. Benedizione, amen.

Ma che dice la Sogin?
Davanti al municipio è parcheggiato un trattore con due bandiere della Coldiretti. Appeso a una finestra un manichino che pare tanto essere un impiccato. «È il generale Jean», fa uno con macabro sarcasmo. Su un lato dell’entrata un cartello: «Futuri kamikaze. La terra è nostra». «Io l’ho detto di toglierlo – dice una signora – ma non hanno voluto darmi ascolto». Dentro, qua e là, stanno appesi cartelli variopinti e la lettera di un bambino a Babbo Natale: «perché quest’anno mi hai portato le scorie?». Sulla scala che conduce agli uffici superiori l’avviso che «venerdì l’onorevole Castagnetti sarà a Scanzano». L’assessore ai lavori pubblici, Giuseppe Gallicchio, spiega a Tempi perché l’area prescelta è inadatta. Per farlo si appoggia ai pareri di due scienziati, Benedetto De Vivo, ordinario di Geochimica ambientale dell’Univesità di Napoli, e Luigi Coppola, docente di geologia applicata all’Università di Basilicata. Quali sono questi motivi? «È una zona idrica, è ancora attiva dal punto di vista sismico, è ricca di gas nel sottosuolo». Ma lo studio della Sogin che dice? «E chi l’ha visto?», risponde.
Tempi ha chiesto all’ingegnere Ugo Spezia, responsabile comunicazione della Sogin, di rispondere a queste perplessità. «Innanzitutto – risponde Spezia – mi sembra una prassi poco corretta avanzare delle obiezioni prima di aver visto i nostri studi. Preferiamo rimandare la discussione al momento in cui il Governo deciderà di rendere pubblico il nostro lavoro, condotto da un gruppo di esperti di Sogin, Enea e università italiane. Lo studio, posso anticipare, contiene tutte le risposte alle obiezioni». Aldilà degli aspetti tecnici, però, non si possono negare delle ripercussioni negative sull’agricoltura e il turismo. «Cito due esempi francesi», prosegue Spezia, «in Francia c’è un deposito proprio nella regione dello Champagne, zona agricola con prodotti di alta qualità. In secondo luogo ricordo che un altro deposito è situato a qualche chilometro dalle spiagge della Normandia e ha una capacità di un milione di metri cubi di materiale, cioè 15 volte quello di Scanzano. Tuttavia le attività turistiche hanno ricevuto negli ultimi anni un notevole impulso».

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