Amato ingegnere

Di Tempi
05 Ottobre 2000
Omnitel non fu il solo regalo che Carlo De Benedetti ebbe dai governi della Seconda Repubblica.

Omnitel non fu il solo regalo che Carlo De Benedetti ebbe dai governi della Seconda Repubblica. Ce ne fu un altro, forse ancora più sostanzioso, di cui nessuno ha mai parlato. Nel dicembre 1993 Lorenzo Necci concluse con Ernesto Pascale un accordo per la vendita della rete telefonica delle ferrovie dello Stato alla Stet. Prezzo concordato: 1100 miliardi. L’intesa fu sottoposta a Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, e a Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca presidente del Consiglio, che l’approvarono. Subito dopo, l’accordo fu sottoposto a Giuliano Amato, presidente dell’Antitrust, che invece la respinse. Amato, però, non si accontentò di preannunciare la sua opposizione. Fece di più: suggerì anche a chi doveva andare quella rete delle Fs. E cioè a De Benedetti. “Meglio zero lire dall’Ingegnere, che mille miliardi dalla Stet” disse Amato in un impeto di privatizzazione generosa e bizantina. E fu di parola. Dopo una gara bandita dalle Ferrovie dello Stato e gestita da due grandi banche internazionali, Paribas e Lazard Fréres, la concessione del diritto di passaggio sulla rete telefonica della Fs, nel 1997, fu data infatti proprio a Infostrada (Olivetti). Il prezzo di vendita fu di 750 miliardi (350 in meno del prezzo pattuito tra Stet e Fs). Ma la vergogna (o, se volete, il favore) fu che si stabilì che il pagamento di questa somma sarebbe stato effettuato in quattordici anni con rate annuali di 76 miliardi. La concessione, insomma, poteva essere comodamente pagata con i ricavi della stessa gestione. In seguito Olivetti ha venduto Omnitel-Infostrada a Mannesmann per 14mila miliardi: il pagamento, naturalmente, non prevedeva nessuna forma di rateizzazione.

Geronimo, Strettamente riservato – Le memorie di un super ministro della Prima Repubblica, Mondadori, luglio 2000

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