American Jihad

Di Respinti Marco
22 Dicembre 2005

Numerosi sono stati, negli ultimi anni, i segni della presenza, negli Stati Uniti, di una ramificata rete terroristica legata al fanatismo islamista. Richard Miniter, giornalista d’inchiesta ex responsabile della pagina dei commenti di The Wall Street Journal, ha pubblicato diversi studi per dimostrare come l’Amministrazione Clinton abbia sostanzialmente voltato il capo dall’altra parte.
Ma il dito sulla piaga lo mette magistralmente soprattutto Steven Emerson con American Jihad: The Terrorists Living Among Us (The Free Press, New York). Il libro è stato pubblicato nel 2002 e nel 2003 è uscito in una seconda edizione con una nuova postfazione dell’autore. Emerson è il direttore di “The Investigative Project” di Washington, ovvero la più grande, fornita e aggiornata banca dati sul terrorismo islamista del mondo. Il suo studio è un dettagliato resoconto che spiega chi sono, dove sono, come si organizzano, come si sostengono e come si propagandano i principali attori della maggiore minaccia che l’Occidente abbia conosciuto dopo la fine della Guerra Fredda.
Non per nulla il suo libro è schizzato in cima alla classifica dei best-seller di The New York Times, anche se certo Emerson non è un liberal avvezzo a quei paraggi. Come ha detto Oliver Revell, responsabile del dipartimento antiterroristico dell’Fbi, spesso Emerson ne sa più delle agenzie governative istituite ad hoc per questo tipo di battaglie.

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