Amicus Plato, amica veritas
Cari amici del Meeting, Luigi Amicone mi ha detto che mi avete rimproverato di avervi rimproverato di non avere pensiero. E lui si è trovato diviso tra amicizie contrastanti. O meglio tra la sua fedeltà ciellina e l’amicizia per me. Ma l’ho detto per rimproverarvi di aver applaudito Marcello Pera nella sua veste di teorico popperiano. Purtroppo, da cattolico, debbo questa volta consentire con il mio antico direttore Eugenio Scalafari. Io non credo alla semplificazione di Popper che vede in Platone il principio totalitario; basterebbe a smentire questo la semplice lettura della lettera settima di Platone per vedere, nelle vicende siracusane di Platone, la viva testimonianza di un uomo che oggi chiameremmo liberale. Whitehead ha scritto che ogni filosofia postplatonica è “una nota a piè di pagina a Platone, Platone ha determinato l’orizzonte in cui si è svolta la filosofia occidentale e la teologia cristiana. Senza Platone non avremmo né Gregorio né Massimo il Confessore né Agostino né Tommaso”. Francesco Acri dedicò la sua traduzione italiana di Platone al profeta pagano di Cristo, perché, proprio nel dialogo scomunicato da Popper (e da Pera), la Repubblica, scrive che se il giusto fosse apparso senza la protezione dell’opinione pubblica che lo ritenesse giusto sarebbe
stato impalato o crocifisso. Platone è un bene occidentale e cattolico, non possiamo consegnarlo ai comunisti. Credo che apparirà tra breve la traduzione italiana (Mondadori) del testo inglese, di John Finnis, Aquinas sul pensiero economico di san Tommaso. E, se lo leggerete, capirete perché un importante pensatore cattolico americano, Michael Novak, ha ragione nel chiamare Tommaso un pensatore whig, cioè un pensatore liberale nel senso di diverso da conservatore. Alla base dei pensatori scozzesi del secolo XVIII, (Adam Smith, David Hume), è la tradizione della seconda Scolastica (Suarez, Soto, Vitoria) che hanno studiato i problemi dell’economia come disciplina autonoma; è Molina, gesuita, a scrivere che il prezzo giusto è il prezzo di mercato. Pera sembra ignorare che, nel pensiero economico, Smith segue una storia del pensiero del Seicento che è opera di maestri cattolici, di religiosi: non vi è ragione di fondare la dottrina del libero mercato sull’empirismo di Hume. Del resto, io non approvo il fatto che il presidente del Senato abbia usato del suo ruolo politico per esporre un pensiero antimetafisico, e, per questo, inevitabilmente laicista: e lo abbia fatto ad un’assemblea cattolica. Ma capisco che, per un maestro come Pera, la tentazione era inevitabile. Il Meeting è una passerella politica: deve essere così? Il tema della bellezza è stato più una cornice alla politica che un esame del problema delle bellezza. L’altra volta il tema era l’eterno ed abbiamo avuto la medesima passerella politica sempre con il debito equilibrio; stavolta Berlusconi e Prodi. Non è questo il senso della parola evangelica: «non sappia la destra ciò che fa la sinistra». Don Giussani insiste tanto sull’educazione cristiana, voi credete che i ragazzi del Meeting siano felici di vedere tanti politici? E non un dibattito dottrinale e culturale?
Gianni Baget Bozzo
• • •
Ciò che ci unisce, caro don Baget, è la verità. Ciò che ci divise, in quell’opinione in cui definisti il Meeting nient’altro che un buon ricettacolo di anime semplicette e resistenti alla secolarizzazione, è la neanche troppo sottesa idea che il cristianesimo sia, in fondo, una società di filosofi e catechisti. Per questo, come dimentico di un corpo vivo, dialogante, presente ad ogni angolo del pianeta – mentre, scusa, tutta la teologia, i clero-filosofi, i cosiddetti intellettuali cattolici, dove sono oltre che nelle autoccupate accademie e nelle planimetrie pastorali? – ti attardasti in quell’opinione, negatrice di ogni evidenza, a definire non pensiero ciò che non approvi – forse per carattere tuo, schivo e solitario – mentre continui a ritenere che pensiero altri non è che lo studio dei mistici e della teologia dogmatica. Ora, a parte il fatto che anche a gente come noi di provenienza più barbara che pagana, l’educazione cristiana ricevuta da don Giussani ha scatenato desideri e frequentazioni culturali dell’ira di Dio (ti faccio presente che fra i ciellini è statisticamente rilevabile un bel fior fiore di teologi, intellettuali, accademici, scienziati, professori, medici, imprenditori, giornalisti, eccetera), ti domando: cosa sarebbe il pensiero fuori da quel metodo – di cui Giussani ci è maestro – dell’imparare a imparare? Io non credo che i ciellini si ritengano dei perfetti e, proprio per questo, il loro Meeting è quanto di più aperto, inclusivo, ecumenico si possa immaginare in un mondo in cui la pretesa autosufficienza e arroganza del pensiero (anche se debole e scalfariano) dei saperi e delle teologie genera quel che genera oggi, e cioè i grandi deserti dell’amore e una cultura che non scaturisce e non documenta quasi mai esperienze di vita nel mondo ma solo presupposizioni degli dei e ciò che, secondo il loro criterio olimpico, la vita degli uomini dovrebbe essere e invece non è. Ma insomma, tutto questo era anche per dire che se non fosse per la politica che Meeting sarebbe? La politica, di tutte le arti non sarà forse la più nobile, ma certo è la più necessaria al vivere ordinato degli uomini. Ed è assolutamente certo che senza la politica – la tà politikà aristotelica relativa alla responsabilità e all’amore per la polis, cioè per il mondo comune – non sarebbe possibile coltivare alcun pensiero ancorché dibattito dottrinal-culturale (come d’altra parte ci insegni tu, caro don Gianni la cui teologia non fu mai separata dalla passione politica). Ci sarà qualcuno, forse, dei nostri amici che vorrà dire cose meno affettate delle nostre, ma questo ti dovevamo, caro amico nostro e dell’ideale platonico.
Luigi Amicone
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!