Amore, non “dolce morte”

Di Tempi
16 Ottobre 2003
Abbiamo detto che ne avremmo riparlato. Dunque ripartiamo dall’editoriale di scorsa settimana

Abbiamo detto che ne avremmo riparlato. Dunque ripartiamo dall’editoriale di scorsa settimana. Prendiamo il sentimentalismo in politica che, in queste settimane, ha nome di spinello libero, eutanasia, procreazione come ti pare e piace. Nei dibattitti si dice che sono cose che non si impongono a nessuno. Solo si vuole che lo Stato le riconosca per legge. Così tu resti libero di agire secondo la tua coscienza e io secondo la mia, senza essere costretto alla clandestinità. Perché tu mi devi imporre di non fare certe cose? Rispondo: io non impongo niente a nessuno, ma esercito il tuo stesso diritto di libero cittadino che esprime le proprie convinzioni e, come fai tu con le tue, è legittimamente impegnato a testimoniarle in quel pubblico agone dove si formano il consenso e le leggi. Per te sono espressioni di libertà. Per me sentimentalismi che riducono in schiavitù. Sbaglio? Lo penso anch’io di te. Dunque: in un mondo comune inteso laicamente, chi è la legittima autorità che decide e legifera sulla base delle nostre controversie? Lo Stato etico? No, siamo d’accordo, né fascismo, né socialismo, né teocrazia. Lo Stato democratico? Siamo d’accordo. E cos’è questa democrazia? La democrazia è il posto dove si confrontano molte esperienze di libertà e dove le leggi registrano vittorie sempre contestate e contestabili dell’una e dell’altra concezione di libertà. Un esempio? Gli Usa sono stati all’avanguardia nelle leggi pro-aborto grazie alla battaglia civile innescata dalla stessa donna che oggi ha iniziato una battaglia speculare e contraria per metterlo fuori legge, l’aborto. Democrazia è questo bello sport: tu ti batti per le leggi che vuoi e io altrettanto. Vinci tu, come per adesso, con divorzio e aborto? Goditi le tue vittorie. Vinco io, mi godo le mie. E per favore, niente vittimismi. Il resto è solo propaganda (e la conosci anche tu, no, qual è la propaganda egemone su Tv e giornali). Però vorrei dirti perché un laico, cioè un cristiano, farà sempre obbiezione di coscienza davanti a leggi che, in nome della Legge, pretendessero definire ciò che è o non è un uomo. C’entra con quello che scrive Adriano Sofri commentando su Tracce un certo punto di una lettera che don Giussani ha inviato ai suoi amici. «Ho l’impressione di capirlo e di sapere di che cosa si tratti. “L’amore, questa è la grande rivelazione. Perciò tutta le legge morale è definita dal termine carità”». Per questo siamo grati a certi uomini, laici come Luigi Giussani e come questo Papa (a proposito: compie 81 anni oggi il primo; 25 di pontificato il secondo: auguri! grazie!). Uomini che non lo mandano a dire, l’amore. Lo fanno, l’amore. L’amore generatore dell’Io umano secondo la sua dimensione totale. E che chiedono scusa se, per nominare l’amore che è generatore della storia della persona in quanto generazione di popolo, ci parlano di Maria. Maria la realtà, come cantava Giorgio Gaber.

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