Anche Faust si domanda: va bene così?
La nostra divagazione, che poi all’ingrosso sarebbe la linea del giornale (parola grossa, bisogna ammetterlo) è questa. Il mondo occidentale si vuole o si pretende sempre più buono, ed è di fatto sempre più irreligioso. Il tramonto delle ideologie del Novecento è il suggello di una grande Antideologia: diritti universali eguali, corti penali internazionali e governi mondiali al posto della politica di potenza, via libera al desiderio individuale e al self-interest garantiti dalla scienza avalutativa, diritto al figlio biondo e con gli occhi azzurri, diritto a non morire mai e a non ammalarsi, diritto alla pace e pazienza per i popoli che non hanno pace, diritto alla mobilità universale dei migrantes sostenuto dai solidali e dagli imprenditori in cerca di manodopera, diritto alla democrazia e pazienza per chi non ce l’ha, diritto al delitto in nome della classe sconvolta dalle riforme del mercato del lavoro, diritto alla disobbedienza, diritto al sesso in coppie di fatto protette da una legge che però non deve fare da testimone ad atti privati sempre più sconfinatamente liberi, diritto a matrimoni senza senso conclusi da divorzi lampo, diritto ad aborti senza problemi, diritto a figli buoni per qualsiasi tipo di coppia concepiti in qualsiasi tipo di provetta, diritto alla clonazione della specie eccetera. Il diritto alla vita lo trascuriamo un po’, come sussurra nel buio Fratello Embrione, perché in fondo non si tratta di un nostro diritto, non si tratta della nostra vita. Può darsi che questo sia un progresso. Perché no? Avrà una faccia truce o grottesca, per alcuni bigotti, ma è un indirizzo di liberazione dall’oscurantismo, un percorso illuminato. Non lo si può escludere, sia detto senza troppa ironia. Siamo figli, nipoti e bisnipoti di grandi ideali, sanzionati da grandi enciclopedie e filosofie e ghigliottine. Ora che gli ideali tendono a diventare fatti, ora che il progetto diabolico e divino di Faust trionfa nell’orgoglio, ora che non ascoltiamo più le vecchie fole della religione e confiniamo in un privato sempre meno visibile la rivelazione e i suoi libri, ora è venuta l’ora di porci una domanda che non c’entra niente con il bigottismo, che possiamo farci anche se accettiamo un mondo in cui al dovere e all’obbedienza si sostituiscono il diritto e la disobbedienza: va bene così? ne siamo contenti?
Giuliano Ferrara, Il Foglio, 28.10.2003
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