Anche il mondo scopre l’efficacia della non violenza

Di Eid Camille
04 Ottobre 2007

Osservare i monaci buddisti birmani mentre sfilavano nelle vie di Rangoon contro la dittatura militare non ha mancato di far riflettere qualche intellettuale arabo. Nel Medio Oriente ci sono religiosi che detengono direttamente il potere politico (vedi il regime degli ayatollah in Iran), altri che lo sostengono (vedi l’establi-shment wahabita in Arabia Saudita), altri ancora che lo contestano guidando l’opposizione politica radicale. Ma tutte queste categorie lo fanno tuonando nelle moschee contro qualcuno o contro qualcosa. «Quanta differenza tra quelle teste rasate e i nostri barbuti, tra quei piedi scalzi e i nostri turbanti!», ha scritto un editorialista. Quanta solidarietà, in effetti, raccoglierebbero nel mondo le cause dei musulmani se, anziché fare a gara nell’emanare fatwa di morte e appelli al jihad e allo spargere il sangue infedele, gli ulema, gli imam e gli sceicchi sfidassero in silenzio ogni tipo di oppressione?
Se questo aspetto della lezione birmana appare per ora irraggiungibile, un altro, invece, sta facendo scuola nel mondo arabo: l’uso delle tecnologie moderne per denunciare fatti altrimenti dissimulati. In Marocco la polizia indaga da tre mesi, ma senza successo, sull’identità del cosiddetto cecchino di Targuist, città nel nord del paese, che diffonde su internet i filmati da lui ripresi di nascosto. I video (consultabili all’indirizzo www.youtube.com/wa-tch?v=IBlRxs4JqGYv) mostrano agenti della gendarmeria intenti a ricattare gli automobilisti chiedendo loro tangenti ai posti di blocco, spesso finti. Lo stile dell’ignoto eroe sta ispirando nuove idee volte a denunciare ogni sorta di racket nel paese. Ingegnosi gesti privati che contribuiscono a impedire che la corruzione soffochi la vita dei cittadini onesti.     camilleid@iol.it

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