Anche il suolo si consuma
Si parla molto di risorse rinnovabili, ma non è detto che a tutti sia chiaro cosa la natura provveda a rinnovare. Acqua, sole, vento, biomassa (cioè legname e altri prodotti vegetali) sono le risorse rinnovabili meglio conosciute. Le altre risorse sono “non rinnovabili”: idrocarburi, gas, uranio, oro, ferro, tutto ciò che si ricava dal suolo, e che non può ricostituirsi in anni o in pochi secoli. Ci sono poi altre entità alle quali non sempre si pensa come a risorse, ma che costituiscono un bene da utilizzare per la nostra vita. Certo il territorio non viene consumato come un prodotto vegetale, che viene mangiato, né come un minerale, che viene usato per bruciarlo o per produrre oggetti diversi. Il territorio viene consumato occupandolo con case, strade, ponti, aeroporti, ferrovie; si consuma per costruirvi luoghi dove passare la vita (case, uffici, ecc.) o strutture tramite le quali rendere la stessa vita più facile e più piacevole (le cosiddette infrastrutture).
L’Italia ha una superficie di poco più di 300 mila chilometri quadrati; una parte significativa (più di un terzo) consiste di aree montagnose o inadatte all’insediamento umano; rimane una quantità di territorio ancora più ridotta. La densità della popolazione, definita al lordo in circa 190 abitanti per chilometro quadrato, si innalza a circa 290 abitanti per chilometro quadrato se la calcoliamo in base al territorio veramente utilizzabile. Su questo territorio insistono circa 27 milioni di alloggi, con circa 110 milioni di vani. Poiché le famiglie sono circa 23 milioni e gli abitanti circa 58 milioni, una matematica da quarta elementare ci spiega che ci sono, in Italia, circa 120 alloggi ogni 100 famiglie; e circa 190 vani per ogni100 persone.
Sembrerebbero dati sufficienti a garantire risolti tutti i problemi abitativi, eppure non è così; e si seguita a costruire, occupando territorio che, una volta consumato da nuove costruzioni, non ci sarà più. Eppure ci sono molti alloggi e molti vani vuoti: non sarebbe più opportuno far sì che il territorio già usato venga effettivamente utilizzato, invece che consumare territorio nuovo? Non sarebbe ragionevole se una norma impedisse l’uso di territorio nuovo se l’esigenza per la quale lo si vuole utilizzare può risolversi sistemando costruzioni o infrastrutture già esistenti, quindi territorio già usato? E che disponesse che, nel caso sia veramente necessario utilizzare territorio nuovo, quello precedentemente utilizzato venga riportato allo stato di natura? La domanda è posta: alla politica (o ai cittadini?) la risposta.
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