Anche lo Strega tedesco scopre «la bellezza» della liturgia latina

Di Punzi Vito
20 Settembre 2007

Non è un lefebvriano, ma anche lui ha accolto come una “buona notizia” il ritorno del messale latino. E in uno dei suoi ultimi saggi pubblicati in Germania (Eresia dell’assenza di forma. La liturgia romana e il suo nemico, Carl Hanser Verlag, Monaco 2007, pp. 251), ha difeso “la bellezza” dell’antica liturgia romano-cattolica. Si chiama Martin Mosebach ed è uno degli scrittori contemporanei più importanti di lingua tedesca. Giurista di formazione, è autore di decine di romanzi, sceneggiature, libretti d’opera, saggi sull’arte. Collabora con la Frankfurter Allgemeine Zeitung e nel prossimo ottobre riceverà il massimo premio letterario tedesco, il Büchner-Preis. Di rilievo, tanto per confermare la “dittatura dello scaffale”, che non esiste alcuna sua opera tradotta in Italia. Mosebach è convinto che la cattolicità deve «tornare sulla via che la conduce alla riscoperta del Gesù storico». Ed è molto severo rispetto all’epoca postconciliare. Tanto da paragonarla alla guerra iconoclasta consumatasi a Bisanzio nei primi secoli del cristianesimo («Per l’iconoclastia romana affermatasi dopo il Concilio Vaticano II, come presagio, era già stato individuato un nome nel secolo precedente da Dom Prosper Guéranger: l’eresia antiliturgica»). Per queste “scoperte” Mosebach dice di essere debitore ai benedettini dell’abbazia di Fontgombault. Dove lo scrittore ha ritrovato il cuore dell’esperienza cristiana e dove «chi decide di diventare monaco entrando nel monastero di Fontgombault ha negli occhi l’educazione di un singolo uomo: la propria persona». A sostegno della battaglia che papa Ratzinger ha ingaggiato per archiviare l’iconoclastia postconciliarista, nel suo saggio Liturgia è arte Mosebach sostiene che è venuto il tempo che la tradizione torni ad essere “avanguardia”. Infatti «ciò che abbiamo colto grazie all’epoca vuota di immagini sacre, priva di spazi sacri e carente di musica sacra, è che la più grande raffigurazione artistica si dà proprio nell’antica liturgia e che, qualora dovesse darsi ancora una volta un’arte religiosa carica di significati, questa non potrà che venire dall’antica liturgia».

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