Anche a Rimini l’establishment vota l’Unione

Di Tempi
25 Maggio 2006

Si dovrebbe dire che il favorito resta il sindaco uscente Alberto Ravaioli, sostenuto dalla lista ulivista (Ds, Margherita e Repubblicani europei), da Verdi, Comunisti italiani, Consumatori, Pensionati, Udeur, Rifondazione e Socialisti. E si dovrebbe aggiungere che il centrodestra ha attraversato vicende non da poco, con il ritiro dello stimato imprenditore Vittorio Tadei, un volto nuovo che, con la sua lista civica unita alle quattro della Cdl e con il sostegno della Cdo, avrebbe dato filo da torcere alla sinistra. E si dovrebbe concludere che il successore di Tadei, l’allenatore di basket Alberto Bucci, nonostante vanti in lista campioni come Gian Maria Carasso e Massimo Ruggeri, non arriverà al ballottaggio. Ma su quest’ultimo passaggio qualche dubbio permane. Soprattutto perché hanno deciso di sganciarsi dall’Unione e correre in solitaria sia la lista Rimini riformista (candidato Renato Carpacci) sia la Rosa nel pugno (candidato il consigliere Stefano Casadei), a causa del forte dissenso dall’operato di Maurizio Melucci, vicesindaco ds («il vero sindaco», dicono i riminesi) e assessore all’Urbanistica. Considerando che la sinistra ha vinto alle politiche con 8 punti di vantaggio ma compresi i 4,2 di socialisti e Rnp, il ballottaggio torna ad essere ipotesi plausibile. Ci puntano i forzisti, «anche perché, dati i problemi personali tra i diversi candidati di sinistra non ci sono apparentamenti in vista».
I pessimisti di centrodestra invece sospettano che le corse in solitaria di riformisti e rosapugnoni siano giochini pensati proprio per contrattare al meglio l’apparentamento con l’Ulivo: «Il problema semmai è come minare l’asse di ferro tra amministrazioni rosse e lobby dei costruttori». Asse cui va il “merito” di aver cementificato Rimini e che tutt’oggi è in procinto di sbloccare migliaia di metri cubi di territorio per realizzare uno stadio da 30 milioni. Come frenare il ritmo dell’urbanizzazione che in dieci anni ha determinato un aumento degli affitti del 287 per cento? Meno cemento e più viabilità. È pressappoco questo binomio l’arma con cui l’opposizione sta affrontando la campagna elettorale contro i Ravaioli delle cooperazioni artigiane, gli albergatori, l’associazionismo curiale caro alla Margherita e i centri sociali pro Rifondazione. Unica nota di colore è data da un gruppo forzista che minaccia la secessione di Rimini Nord, un quartierino tra Viserba e Torre Pedrera di quasi 40 mila anime. E le candidature indipendenti di Eugenio Giulianelli (Federalisti europei) e Riccardo Cirri (Fiamma Tricolore).

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