Anche viste da sinistra quelle di Melissa P. paiono solo utili idiozie

In nome dell’amore è il nuovo libro della giovane Melissa P. Dopo aver narrato con Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire le erotiche gesta di un’adolescente annoiata, l’autrice di Fazi si è cimentata in una lettera al cardinale Camillo Ruini. Il libro, precisa la scrittrice catanese, nasce dalla “rabbia” accumulata dopo la morte di Giovanni Paolo II e dal protagonismo militante dei fedeli cattolici. L’input ricorda le parole di Alessandro Baricco che, in un editoriale di Repubblica del 30 aprile 2005, bollava come «fastidioso» l’evento di massa che ha fatto da sfondo ai funerali del papa polacco. Entrambi, appartenenti con tutta probabilità alla stessa parrocchia, pur di non chiedersi “perché”, inveiscono. Amore confuso con il sesso, rincorsa al desiderio tout court spacciato per libertà, fanno da corollario ad una serie di luoghi comuni che hanno la pretesa di presentarsi come universali e avanguardisti.
Melissa P. si veste da anticlericale, anticonformista e ribelle, ma non fa altro che sponsorizzare il dominio culturale moderno. Non a caso, molti opinionisti le hanno riservato attestati di stima ed elogi spropositati. Lei fa il ruolo dell’icona “utile ed idiota”, troppo giovane per esser presa sul serio, troppo moderna e à la page per essere contestata. Aborto, fecondazione assistita, gay e adozioni sono i temi forti del libro. «Se non potessi avere figli» dice Melissa P. «penserei di adottare un bambino piuttosto che farne uno nuovo». Farne uno nuovo! Manco fosse un prodotto industriale. «Non è meraviglioso», continua l’autrice, se due coppie omosessuali (due uomini e due donne) di comune accordo, mettono al mondo un bambino? Il figlio avrebbe il doppio delle figure di riferimento per crescere sano.
L’attacco alla Chiesa cattolica è solo un buon espediente per ottenere ascolto. Dello stesso tenore sono i riferimenti alle gatte lesbiche dell’autrice e ai suoi rapporti saffici. Naturali ovviamente, come naturale è assecondare il desiderio. Spiace vedere una giovane ragazzina fagocitata dalla vulgata relativista, spiace vederla dimenarsi con il machete dei diritti per tutti. Ella non si accorge nemmeno che il “potere” le sta sottraendo anche il piacere del peccato. Quello stesso peccato che decanta ad ogni piè sospinto ma che vorrebbe regolare con la giurisprudenza. Nel nome dell’amore è un prodotto commerciale, un vestitino di moda, sponsorizzato dal grande capitale e dalla chiesa laicista. Ma chi è veramente Melissa P.?

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