Ancora Cirnigliaro

Di Maffeo Alberto
14 Febbraio 2002
Scrivo queste scarne e affettuose righe permettendomi di dire la mia, senza citare il curatore della mostra di Alberto Maffeo

Scrivo queste scarne e affettuose righe permettendomi di dire la mia, senza citare il curatore della mostra, guidato piuttosto da ciò che ho visto e sentito (metodo anacronistico forse, ma a me caro).

Ancora volti dal nostro Cirnigliaro, giganteschi, dipinti, chiari, nitidi, incontrabili. Non ritratti ma guardati da un uomo, questa volta anche in un accenno di contesto. È vero, non espone da solo, ma è come se lo facesse. Non ho un cattivo giudizio sui coinquilini della mostra, solo un’impressione e quindi me la tengo. Sarebbe come dover dare un giudizio su quei calciatori che entrano in partita a dieci minuti dalla fine, impossibile valutarli, e poi sono giovanissimi. Si nota subito che Cirnigliaro la partita l’ha giocata tutta, si capisce dalle poche parole che gli vengono estorte che ha giocato a testa alta, guardando davanti e intorno a se, non dentro, come se un giocatore guardasse i propri piedi. È un giudizio artistico, una valutazione umana? Fate voi. Osiamo di più: che sia capace di volere bene a quelli che guarda? Che faccia delle preferenze senza volerlo? A me pare di si, anche se conoscendolo, di queste preferenze visibili potrebbe rammaricarsene. Eppure è proprio dalla qualità pittorica che nasce questo dubbio. Speriamo sia proprio così, che finalmente ci sia di nuovo sulla “piazza” un pittore che non si costringa a complesse elucubrazioni o ricerche stilistiche, ma che ci lasci liberi di vedere le stesse cose che ha visto lui.

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