Ancora una volta il Libano rischia di esplodere per le guerre di altri
In Medio Oriente c’è un piccolo ma importante Paese che rischia di essere coinvolto in un nuovo ciclo di violenza: il Libano. Dell’importanza del Paese di cedri si era accorto Giovanni Paolo II quando ha affermato che «il Libano è qualcosa di più di un Paese: è un messaggio di libertà e un esempio di pluralismo per l’Oriente come per l’Occidente». Le immagini di guerriglia urbana nelle strade di Beirut che i media hanno trasmesso in questi giorni non offrono certo un buon esempio di questo modello di convivenza, specie perché si sono svolte mentre 40 Stati amici del Libano erano riuniti a Parigi per offrire il loro sostegno politico ed economico al Paese. È amaro constatare che il Libano è tornato a essere il luogo dove trovano sfogo le tensioni regionali.
Apparentemente, l’attuale braccio di ferro tra maggioranza e opposizione si gioca sulla ripartizione del potere, ma la posta riguarda in realtà motivi che superano i confini del Libano. L’ex tutore siriano intende, infatti, attraverso la provocazione di uno stato di caos generalizzato, impedire l’istituzione del Tribunale internazionale che dovrà processare i mandanti ed esecutori dell’assassinio di Hariri. Mentre l’Iran utilizza il Libano per fare pressione sugli Stati Uniti e la comunità internazionale circa il suo dossier nucleare. Una vigilanza del mondo libero è più che necessaria in questo momento. Perché i leader libanesi non possono, con tutte le “buone intenzioni”, evitare che la situazione sfugga al controllo. Solo due mesi fa, Papa Benedetto XVI parlava infatti di «forze oscure che cercano di distruggere il Paese». Un monito in cui echeggia il pericolo che il Libano possa esplodere, vittima di una nuova guerra fomentata da chi vuole mettere le mani sulla nazione.
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