Andavamo in Val D’Aosta
Incontro il filosofo nel suo studio dove vi è un’unica fotografia ben incorniciata tra innumerevoli volumi. Si tratta di una foto del Cervino che risale ai primi anni Cinquanta.
Mi viene spontaneo chiederle a quando risalgono i suoi rapporti con la Valle d’Aosta e i valdostani.
Cerco di ricordare. Perché io ho ormai tutti i riflessi lenti. I passaggi da un pensiero all’altro sono lenti. Lei non ha idea che cosa significa il rallentamento prodotto dagli anni. I miei rapporti con la Valle…. I miei rapporti con la Valle sono rapporti di sci, di villeggiature invernali per lo sci. Se dovessi dire quale è stata la prima volta in cui sono stato in Valle d’Aosta mi pare sia stato nel 1935, quando intrapresi la carriera sfortunata di sciatore. Fu al Breuil quando la strada d’inverno era praticamente impercorribile. Il mio ricordo è che bisognava andare a piedi da Valtournanche. è lunga, sono sette chilometri. Era una bella camminata e anche faticosa. Bisognava portare gli sci in spalla. I bagagli venivano portati su in slitta da ragazzotti. Comunque si faceva questa strada a piedi. Fu memorabile per me perché eravamo in quattro: due giovanotti e due signorine sorelle. Una di queste signorine è la mia attuale moglie. Ci conoscevamo già perché appartenevamo lei, sua sorella ed io a famiglie di medici, attraverso i genitori. Però diventammo amici attraverso queste gite al Breuil e con sua sorella maggiore e con questo amico. Questo mio amico, anche lui era un giovane professore universitario, faceva carriera universitaria in diritto internazionale. Diventò uno dei più celebri internazionalisti italiani. Fu addirittura anche membro della Corte dell’Aja. Si chiamava Roberto Ago. Eravamo amici. Lui era un po’ più vecchio di me, ma avevamo iniziato insieme la carriera universitaria. Io in filosofia del diritto e lui in diritto internazionale. Ci siamo conosciuti a Torino. Era figlio del Comandante del Corpo d’armata, generale Pietro Ago, noto nella storia militare italiana. Allora era comandante del Corpo d’Armata di Torino. Comunque siccome anche Roberto Ago stava facendo carriera universitaria in diritto, avevamo fatto molta amicizia. Eravamo andati insieme in montagna, insieme con queste due sorelle, Luciana e Valeria Cova. Adesso racconto un pettegolezzo. Racconto la mia vita privata che non ha nessun interesse che per me. Ma lo racconto perché mi fa piacere rievocare quei lontani tempi. Erano figlie del mio professore della facoltà di Medicina di Torino: fu anche preside. Abbiamo passato questa vacanza di Natale insieme. Direi che dei quattro quella che ha imparato meglio a sciare era Valeria (la futura moglie di Bobbio, ndr), che ha continuato a sciare fino a pochi anni fa. Ha sciato in età in cui normalmente non si scia più perché aveva imparato fin da ragazzina. Io no. Questo fu il mio primo incontro con la Valle d’Aosta. Importantissimo per la storia della mia vita. Erano gli anni in cui appunto si stava sviluppando lo sci. Il Breuil ha cominciato a diventare un centro di campi di sci. C’era già qualche funivia. C’erano pochissimi alberghi. Nel ‘35 mi ricordo che eravamo all’albergo Bic. L’albergo Bic era proprio all’inizio della strada che conduceva alla chiesetta. Fu un anno decisivo per la mia vita perché ho fatto amicizia con queste due signorine. Roberto ha sposato la prima ed io la seconda. Roberto e sua moglie sono morti tutti e due. Mentre io e Valeria siamo sopravvissuti. è stata una grande amicizia che ci lega ancora adesso con gli Ago. Poi forse siamo andati qualche anno dopo. Quando hanno cominciato a costruire queste nuove case, un nostro amico, uomo d’affari, di Torino ci disse che stavano costruendo una casa d’appartamenti a Cervinia. Abbiamo prenotato un appartamento di questo palazzo che era il primo. Tutti lo ritengono il primo sbaglio della costruzione caotica e assolutamente fuori posto e senza regole di Cervinia. E siamo andati a vedere la costruzione che si stava facendo. Erano gli anni ‘52-‘53. Probabilmente il primo anno in cui noi abbiamo preso possesso di questo appartamento, era il ‘53, quando avevamo i nostri figli piccoli. E il nostro desiderio era di far imparare a sciare i bambini. Si sa che se s’impara a sciare da piccoli, poi si diventa sciatori provetti quasi senza accorgersene. Abbiamo cominciato da allora a considerare Cervinia come il nostro luogo di vacanza. Vacanza estiva e poi luogo privilegiato per lo sci. Il fatto di avere questo appartamento a Cervinia ha fatto sì che conosciamo pochissimo non solo altri centri, centri sciistici. I miei figli sono cresciuti a Cervinia. Conoscevano tutti. Erano molto affiatati con i ragazzi del luogo e con i figli delle guide.
Con chi stabilì rapporti? Spesso Lei mi ha parlato di Maquignaz…
Ho avuto rapporti con personaggi locali. Anzitutto con le guide. Il primo che ricordo di aver conosciuto era Daniele Pellissier e poi Jean Pellissier che ha scalato non so quante volte il Cervino. Però chi ci ha istruito per lo sci furono Daniele Pellissier e Pession. Poi le guide.
Amato Maquignaz aveva un fuoristrada che guidava sapientemente e prudentemente, dopo che fu costruita la strada carrozzabile che però poteva essere affrontata soltanto con le macchine attrezzate come i fuoristrada. Amato Maquignaz ha fatto l’accompagnatore di turisti dal Breuil al Riondé. Era di una abilità eccezionale. Era una strada percorribile, ma nel viaggio si traballava molto. Le curve erano difficili. Non tutte si potevano prendere al primo giro. Molte volte doveva fare un pezzo di curva, poi tornava indietro e continuava. Le doveva fare in due tempi, tanto erano strette. Ma in queste curve esposte, molto in alto, c’era da avere qualche brivido, ma lui le ha sempre superate con grande bravura e grande perizia.
Ma la persona con cui avevo stretti rapporti, era il Presidente dell’Agenzia dell’Ente Turistico, un veneto, Castellarin. Si intratteneva spesso con noi. E poi, conoscevo bene le guide. Uno in particolare che ci aveva condotto una volta in un’impresa straordinaria. Dovevamo andare nientemeno che al di là del Cervino. Siamo capitati in una giornata bruttissima, per cui abbiamo dovuto fermarci in alto dopo essere scesi dal Plateau al primo rifugio nella parte svizzera. Siamo rimasti lì due giorni.
Si può dire che lei ha conosciuto più valdostani fuori dalla Valle, nel corso del suo insegnamento universitario a Torino…
A Torino sono stato molto amico di Alessandro e di Ettore Passerin d’Entrèves. Alessandro era più vecchio di me. Lui era del 1902. Ma più o meno abbiamo fatto la stessa carriera, con lo stesso professore Solari. Abbiamo fatto tante cose insieme. Abbiamo fatto persino un seminario congiunto. Lui insegnava filosofia del diritto e io filosofia della politica. Abbiamo fatto un viaggio insieme. Siamo stati a Parigi perché presentavamo l’Institut International de Philosophie Politique, che era stato fondato dal nostro comune amico, professore alla Sorbona Raymond Polin. Siamo andati insieme con la sua macchina e tornando ci siamo anche fermati, mi ricordo benissimo, a Chambery a vedere la Charmette.
Siamo stati molto amici. Lui gli ultimi suoi anni stava a Cavoretto, faceva l’operaio, andava nel pomeriggio a lavorare in un cantiere. Faceva il muratore. Lo faceva un po’ per esercizio fisico, un po’ perché gli piaceva fare la vita umile dell’operaio. Ed è una cosa che ho sempre ricordato con grande simpatia.
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