Ansiosi, rabbiosi, inutilmente vocianti

Di Lodovico Festa
22 Novembre 2001
«Chiariamo subito, uno con la mia storia e le mie scelte politiche non può essere assimilato a Bertinotti», dice Achille Occhetto al Corriere della Sera.

«Chiariamo subito, uno con la mia storia e le mie scelte politiche non può essere assimilato a Bertinotti», dice Achille Occhetto al Corriere della Sera. Chiariamo subito, la storia del simpatico massimalista Fausto Bertinotti, politico piacevole, aperto e, nonostante le sue posizioni spesso insensate, dialogante, non si può assolutamente assimilare a quella dello spocchioso, confuso, arrogante Occhetto, che ha fatto una sola cosa di buono nella sua vita (la svolta della Bolognina), in ritardo e perché costretto dagli eventi. *** «Non credo che la solidarietà agli americani sia una medaglia da mettersi al petto», dice Giovanna Melandri al Corriere della Sera. Niente medaglie sul petto? Solo foularini? *** «È bastato un solo anno per trasformare ciò che sembrava un nuovo Eldorado in una palude», scrive Sergio Cofferati sulla Stampa. Non sta parlando della Cgil ma della new economy. *** «Il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro fu un’impresa di geometrica potenza. Ma i suoi esecutori erano debolissimi e sono usciti di scena senza lasciare traccia», scrive Luigi Pintor sul Manifesto comparando Br e Al Qaida. A far uscire di scena i “debolissimi” hanno dato un aiutino a persone un po’ brusche tipo Carlo Alberto Dalla Chiesa. Se fosse stato per quelli tipo Pintor (né con lo Stato né con le Br), i seguaci di Renato Curcio sarebbero ancora, armati e in tanti, tra noi. *** «Malgrado i canti e le musiche non erano piazze allegre ma ansiose, rabbiose, inutilmente vocianti», scrive Eugenio Scalfari su Repubblica parlando delle manifestazioni romane. Ero in piazza del Popolo (angolo Caffè Rosati) non ho avuto proprio questa sensazione. Se penso a qualcosa di ansioso, rabbioso, inutilmente vociante, mi viene piuttosto in mente Scalfari. *** «Nei ragazzi ora si affaccia un’idea pericolosa: i Ds sono irrilevanti, ci sono o non ci sono è uguale», dice Pietro Folena alla Repubblica. In quanti glielo avevano detto a Folena di non farsi vedere troppo in giro. Almeno dai ragazzi. *** «Dopo il periodo della guerra secessionista che comunque è servita a muovere le acque e per imporre la volontà di cambiamento, ho firmato un armistizio», dice Umberto Bossi alla Padania. Un solo dubbio: Bossi era il generale Lee o il generale Grant? *** «Sto cercando le emozioni per scrivere il mio intervento», così il Corriere della Sera riporta una frase di Walter Veltroni. Quando invece deve scrivere una canzone, il sindaco di Roma si esercita in elaborate e circostanziate analisi politiche. *** «Curzio Maltese, uno dei più attenti e liberi osservatori delle vicende italiane: ha solo il lettore come riferimento», scrive Enzo Biagi sul Corriere della Sera. Un atto di coraggio, quasi spericolato, lodare la qualità giornalistica di Maltese. Grave sintomo di codardia è invece nascondersi dietro «il lettore di riferimento».

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