ANTISEMITISMO NO GLOBAL
Professor Taguieff, cosa pensa della cerimonia del 27 gennaio ad Auschwitz?
E’ positivo che si renda omaggio ai morti e ai sopravvissuti. Sono critico invece sull’antinazismo e più in generale sull’antirazzismo commemorativo che utilizza il ricordo di avvenimenti storici anche tragici, come la Shoah, per dare lezioni di morale. Non condivido questa visione moralizzatrice e stereotipata che priva di contenuto il dovere di memoria. La seconda critica è sugli effetti perversi di questa indignazione retrospettiva, com’è il caso dell’antirazzismo e dell’antifascismo commemorativo spesso accompagnati da una retorica che si dice attenta al passato ma che contribuisce a nascondere il presente. La focalizzazione sull’antinazismo retrospettivo può avere una spiegazione sociologica: un desiderio di consenso diffuso dal quale sono esclusi dei gruppuscoli neonazisti marginali che, pur facendo il possibile per rendersi visibili, possono difficilmente essere una minaccia per la democrazia europea. Questa focalizzazione retorica sull’antisemitismo nazista permette a molti di non vedere che la storia delle ideologie antiebraiche non è finita, e che la giudeofobia, oggi, ha assunto nuove forme che non rientrano nello stereotipo ideologico abituale, l’antisemitismo nazionalsocialista. Dalla fine degli anni Sessanta Israele e il sionismo sono così diventati impunemente il bersaglio di una propaganda planetaria demonizzatrice che vede la convergenza pericolosa di una giudeofobia “etnica” arabo-musulmana, con la variante teologico-religiosa dell’islamismo, e di una giudeofobia “di sinistra”.
Ma l’antisemitismo non è “di destra”?
Se in generale, storicamente, non è completamente falso, lo è per il mondo moderno. C’è un antigiudaismo “dei Lumi” sostenuto da alcune importanti personalità come Voltaire e Diderot. Nel XIX secolo, in Francia, la giudeofobia anticapitalista e rivoluzionaria degli ambienti anarchici e socialisti, sia utopisti che marxisti, era dominante. è la sinistra francese che in quell’epoca ha inventato il mito Rothschild. Charles Fourier, il grande pensatore e utopista, era antiebreo, come uno dei suoi discepoli, Alphonse Toussenel, che nel 1845 pubblicò Les Juifs rois de l’époque. Pierre Joseph Proudhon era un furioso antisemita. Anche Marx era antisemita. Come lo era Dühring, un socialista e teorico dell’antisemitismo razziale. Ed è Wilhelm Marr, un ex rivoluzionario tedesco, l’ideatore del termine “antisemitismo” inserito nel suo pamphlet del 1879 La vittoria del giudaismo sulla germanità. L’anno successivo Marr, con la creazione della Lega antisemita, farà entrare il termine nel vocabolario politico. Nel XIX secolo fu in Francia, prima che in Germania e in Russia, che gli “antisemitismi” furono diffusi, almeno fino all’affaire Dreyfus.
Perché la sinistra ha dimenticato questa eredità?
Perchè la retorica dell’antinazismo e dell’antisemitismo retrospettivo fanno velo, non facendo vedere il populismo e la demagogia anticapitalista, antiplutocratica e antiliberale del nazionalsocialismo dal 1919 al 1933. Per molti versi, gli argomenti della propaganda nazista erano vicini a quelli utilizzati dai no global. è lo stesso schema mentale, il “complottismo”, che circola nella sinistra europea da due secoli. Nei movimenti no global è presente una corrente di pensiero estremamente potente che ripercorre la strada dell’anticapitalismo di estrema sinistra antiebreo del XIX secolo. Questa corrente di pensiero converge con quello che definisco “l’antisionismo assoluto”, frutto della propaganda sovietica che nel 1967 ha inondato il pianeta di propaganda che criminalizzava Israele. L’antisionismo assoluto non è la critica di un determinato governo israeliano ma il rifiuto del diritto all’esistenza dello Stato d’Israele. Lo schema è sempre quello: convincere l’opinione pubblica che Israele è uno Stato razzista comparabile alla Germania nazista, così da poterlo spazzare via, naturalmente in nome dell’antirazzismo e dell’antifascismo.
LA NUOVA GIUDEOFOBIA
Mentre in Italia, il 27 gennaio, si svolgeva la Giornata della memoria, ad Auschwitz, si celebrava una cerimonia solenne alla quale hanno partecipato numerosi capi di Stato e alcuni dei sopravvissuti, testimoni e vittime della follia genocida nazista. Cerimonie e celebrazioni necessarie ma che, senza una necessaria riflessione sulle radici che hanno generato una tale mostruosità, rischiano di essere svuotate del loro senso più profondo che non è, o non dovrebbe essere, solo il desiderio di mantenere viva la memoria degli avvenimenti, ma anche dare significato concreto alla altrimenti scaramantica formula del “Mai più!”. Per questo abbiamo incontrato Pierre-André Taguieff (nella foto), filosofo e storico delle idee, che lo scorso ottobre ha pubblicato l’imponente saggio Predicatori di odio: viaggio nella giudeofobia planetaria. «Giudeofobia – spiega Pierre-André Taguieff a Tempi –, perchè l’antisemitismo in senso stretto è finito con il regime nazista. La definizione di giudeofobia, più pertinente, permette di descrivere le differenti forme che dall’antichità a oggi esprimono avversione e odio contro gli ebrei».
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