APPASSIONATA (E COLTA) DIFESA DELL’OMEOPATIA
Caro Direttore, Le scrivo in relazione al dibattito che percorre da settimane i giornali a seguito dell’articolo pubblicato su Lancet secondo il quale l’effetto delle cure omeopatiche sarebbe pari a quello del placebo. I ricercatori svizzeri sarebbero giunti a tale conclusione analizzando i dati derivanti da alcuni studi clinici omeopatici ed allopatici degli anni passati e paragonandone i risultati. Senza scendere nei particolari dello studio (particolari che comunque sono ben indagati, interpretati e commentati dal dottor Paolo Bellavite, professore di Patologia Generale dell’Università di Verona e a cui sicuramente rimando coloro che ne fossero interessati), è indispensabile considerare il fatto che omeopatia e allopatia hanno metodiche diagnostiche e terapeutiche completamente diverse e inconciliabili e che l’unica cosa in comune è l’obiettivo: non nuocere, curare e possibilmente guarire il paziente.
Non è dunque metodologicamente corretto valutare e, ancor più, giudicare, secondo criteri di efficacia allopatici i risultati ottenuti da una terapia omeopatica che non si conosce (al riguardo si fa presente il fatto che nessun omeopata è stato coinvolto nello studio). Se davvero interessa confrontare l’efficacia delle cure omeopatiche rispetto a quelle tradizionali o al placebo, e vogliamo essere finalmente coerenti è necessario impostare studi paralleli, su patologie analoghe, con pazienti distribuiti in modo casuale e trattati da una parte con terapia tradizionale e placebo e, dall’altra, con terapia omeopatica condotta da clinici omeopati esperti (non dunque improvvisati e che utilizzano i rimedi omeopatici in modo allopatico generando confusione che danneggia sia il paziente che l’omeopatia). Solo allora sarà possibile conoscere l’efficacia delle due terapie considerando anche qualità della vita, recidive, effetti collaterali, gradimento ed applicabilità della terapia nonchè valutazione costo/beneficio; tutti parametri importanti da considerare in uno studio adeguatamente impostato.
Il Ministro della salute Storace, reagendo all’articolo in questione, ha dichiarato che se da una parte si avvarrà dei risultati scientifici dall’altra non intende mettere in discussione la libertà di cura; vorrei aggiungere che, per molte persone, non è solo una questione di libertà ma piuttosto di “possibilità” di cura. Nella mia esperienza di medico omeopata, non ho mai ricevuto pazienti che, avendo avuto successo con le terapie mediche e chirurgiche tradizionali, siano venuti a chiedermi aiuto: nessuno abbandona una strada buona ed efficace per sé, culturalmente accettata e promossa dallo Stato, per intraprenderne una incerta, sconosciuta, ostacolata in tutti i modi e, per di più, a pagamento. L’omeopatia è, spesso, l’ultima spiaggia per molte persone che non hanno avuto vantaggi dalla medicina tradizionale o non possono utilizzarla per gli effetti collaterali. La Siomi (Società italiana di omeopatia e medicina integrata), al riguardo, fa presente che dalle statistiche risulta che un farmaco agisce nel 40 per cento dei casi, nel 20 per cento funzionerebbe ma non può essere assunto per gli effetti collaterali, nel 30 per cento non funziona e produce effetti collaterali, nel 10 per cento non sortisce effetti. Nell’insieme, resta un 60 per cento di persone che necessita di cure e quindi cerca altre terapie. È esperienza personale degli ultimi anni, la collaborazione con medici di base e/o ospedalieri che non solo non si oppongono alla medicina omeopatica ma anzi la favoriscono come ulteriore possibilità per i loro pazienti che non riescono a trovare soluzione alla loro malattia con metodi tradizionali: il rapporto tra medici non è un problema se parliamo di medicina.
Se, invece, in generale, si vuole passare o insinuare l’idea che l’omeopatia deve il suo successo, anche nel caso di bambini e animali, alla suggestione che l’omeopata eserciterebbe sul paziente e all’effetto placebo dei rimedi prescritti, al punto che i ricercatori di Berna invitano gli omeopati ad “essere coraggiosi ed onesti, non solo con i loro pazienti, sulla mancanza di benefici dell’omeopatia, ma anche con se stessi. Personalmente, dopo anni di lavoro quotidiano esclusivamente come omeopata, mi permetto di porgervi i miei più cordiali saluti citando le parole che spesso mia figlia dice: «Dai, per piacere, ma facciamo i seri».
Dott.ssa Miriam Malfatti
mmalfatti@centromedicinauomo.it
Dottoressa, lei ci convince. La tradizionale medicina allopatica che pretende l’esclusiva forse sbaglia. Però, lei come l’elimenerebbe l’Elicobacter che ha regalato il Nobel a Warren e Marshall e a noi, grazie all’antibiotico, meno bua al pancino? Scherzi a parte, Grazie.
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