Aristocrazia e popolo

Di Tempi
30 Maggio 2002
Trasferendo su un piano più generale certe considerazioni fatte dalla psicologa Vera Slepoj

Trasferendo su un piano più generale certe considerazioni fatte dalla psicologa Vera Slepoj (Il Giornale del 27.5, a proposito di tragedie della follia di cui sono vittime i bambini) viene da dire che l’Italia è la patria di un’Aristocrazia mediatico-sindacal-giudiziaria ricca di parole e priva di serietà nei riguardi della vita del popolo. è un’osservazione che svolge anche Alessandro Penati, editorialista del Corriere della Sera, che è tenutario (a pag. 21) di una rubrica che surclassa quella (a pag. 1) del mitico Biagi (del quale,per carità, non si butta mai via niente). Il brillante Penati ragionava così domenica scorsa:

1. Causa invecchiamento della popolazione e incentivi al prepensionamento, i lavoratori diminuiscono e devono sobbarcarsi carichi sempre più gravosi. Ergo: occorre innalzare l’età pensionabile, commisurare i benefici pensionistici e uniformare i sistemi previdenziali eliminando privilegi. Con i risparmi di spesa si tagliano i contributi a carico delle imprese e con il Tfr si finanzia una previdenza privata.

2. Metà dei lavoratori ha posto, salario e diritti garantiti a vita. L’altra metà non ha niente. Il tasso di occupazione della forza lavoro in Italia è tra i più bassi. Ergo: si devono ridurre le protezioni a chi ne ha troppe e investire in ammortizzatori sociali (aiuto alle famiglie e ai disoccupati) per attenuare l’impatto della flessibilità.

3. Produttività e costo della vita variano enormemente nel Paese. I salari devono riflettere queste differenze. Ergo: si deve modificare la contrattazione collettiva, introducendo un unico contratto: aziendale, regionale o settoriale.

Come si vede, un programma che non è né di sinistra, né di destra, ma di semplice buon senso. Perché queste cose sembrano fantascienza? Perché la politica è debole, dice Penati, e perché Confindustria e Sindacati hanno inventato la cosiddetta “Concertazione”: ovvero il teatrino con cui esercitano il veto sulla politica. E così le riforme necessarie all’interesse generale del Paese non passano, il nostro Pil resta rachitico, l’Italia si gode i circenses dei poveri miliardari come Santoro. Che la Tv pubblica è Cosa Loro.

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