Arriva agosto, siamo stanchi. Leggere per credere

Caro direttore, ha ragione Ferrara quando dice che il mondo del calcio non può essere avulso dal resto della società, dove differenti interessi forti e deboli convivono alla ricerca di un faticoso equilibrio perfettibile. Ma lo sport e il mondo del calcio (come la realtà tutta) è spiegabile soltanto da questa interazione tra cause ed effetti in questo moderno crogiuolo multimediale di forze politiche ed economiche, come credono tutti gli ex-marxisti? Dobbiamo rassegnarci ad essere solo la parte passiva dell’ingranaggio che paga per vedere gli altri giocare? La mia ragione mi dice che io sono fatto di sana libera gratuita passione per la realtà, anche per quel pezzetto piccolo e meschino come il football che vorrei si giocasse con lealtà. Beneinteso, ho giocato a pallone, non sono un ingenuo. Si può tollerare di fare rientrare nelle abilità sportive anche alcune furbizie italiche che si vedono sui campi da gioco, ma il dolo sistematico non può essere accettato. Alla fine, il sistema calcio è “saltato” e con esso anche tutti gli interessi a contorno. Sia quelli sportivamente illegittimi di una squadra sabauda, sia quelli legittimi di chi facendosi fare leggi ad hoc pensava di utilizzare il calcio come fattore trainante del business digitale e forse ha chiuso gli occhi e turato il naso. Ma a quale prezzo? Tollerando il doping amministrativo, facendo iscrivere squadre che non avrebbero potuto iscriversi al campionato, facendo il decreto spalma debiti? Forse perché i bacini di utenza vanno coltivati e fatti crescere costi quello che costi? (…) La mia ragione mi dice che il valore educativo dello sport è salvaguardato se non si abbandona il senso comune di giustizia e di lealtà. Non credo si possa difendere il valore della educazione e venire meno su questo punto. Almeno sul desiderio di uno sport pulito ed onesto per i nostri figli bisogna essere tutti d’accordo. I bambini che giocano al pallone al campetto hanno forte il senso di quello che è giusto tra di loro. (.) Solo facendo pulizia in casa propria, si ha la forza di imporre un modello di gestione anche all’esterno. Invece qualcuno che vorrebbe essere considerato l’erede di De Gasperi ha parlato come un incantatore di serpenti. Forse è l’unica vera ragione per cui ha perso le elezioni.
Maurizio Borghi, Milano
La sua ragione ha ragione. Ciò non toglie che hanno richiamato dalle riserve Borrelli per fare con Moggi la stessa cosa che avevano fatto con Craxi. Non si sta in campo senza il circuito giornalistico, bancario, industriale e, in certi casi, come a Torino, giudiziario, dietro le spalle. Se il calcio era un sistema stile Nottingham è un po’ improbabile che sia stato scardinato da Robin Hood. Chi ha deciso di buttare il bambino con l’acqua sporca non l’ha fatto pensando ai campetti onesti e puliti. L’ha fatto per prendersi il potere invece che con i gol di Sheva e Trezeguet, con le balle del campionato truccato e la gogna sui giornali. Ma certo, adesso vedrete che con il calcio non ci faranno più gli affari e le piattaforme digitali. Vivranno della ragion pura di Guido Rossi e faranno Gattuso dama di san Vincenzo, Buffon cavaliere del santo sepolcro. Facciamoci un piacere, siamo realisti.
Ho visto la copertina di Tempi. Dio c’è perché l’Italia ha vinto i mondiali? Ho inteso bene il messaggio? E voi sareste degli intellettuali? Intellettuali cattolici? Ridicoli e pericolosamente populisti.
Pietro Martinuzzi, via internet
Sì, in effetti ci siamo dati un titolo tomistico-pascaliano. E adesso che fa, ci dà una testata? Grazie.

Egregio direttore, un amico del movimento di Comunione e Liberazione mi ha dato il vostro mensile settimana scorsa. Confesso che era la prima volta che mi capitava in mano. Vede, io non sono cattolico (lo sono stato, ma poi sono passato dall’oratorio e la fede m’è scappata di fra le dita) e su molte cose che dice la Chiesa non sono d’accordo. Più o meno saranno quarant’anni che non vado a Messa, e non mi chieda della mia ultima confessione o della ultima volta che ho fatto la comunione perché davvero non riuscirei a ricordare. Ho due matrimoni falliti alle spalle, una figlia lontana che non mi telefona da un paio d’anni e un figlio che ha avuto seri guai con la giustizia. A volte, mi vien voglia di pregare, ma poi penso: perché farlo? Tanto Dio non esiste. Però, ed arrivo al punto, quando ho preso in mano il suo giornale e ho letto quel titolo, “Dio c’è”, ho avuto come un’illuminazione. Cannavaro, Cannavaro, Cannavaro! Dio c’è di sicuro. Grazie direttore, lei mi ha fatto tornare la fede. Oggi la mia vita è un po’ meno triste.
Lettera firmata, via internet
Tutto giusto ma, come dice il catechismo, Tempi è un settimanale.

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