Ascoltando i neomelodici si diventa camorristi? Suvvia, al massimo mastelliani
´ «Ciò che è avvenuto sabato, con una parte della Cdl a Roma e l’Udc a Palermo, ha sancito la nascita di due opposizioni», dice Romano Prodi al Corriere della Sera (4 dicembre).
D’altra parte contro i sei, sette governi in carica (il governo Prodi, quello Rutelli, quello Bertinotti, quello D’Alema, quello Fassino e così via), ci vorranno bene almeno due opposizioni.
´ «C’è l’ombra disgustosa del controllo psicologico di persone su altre persone», dice Michele Serra su Repubblica (7 dicembre).
Anche gli snobbini hanno, dopo tanto tempo, compreso la sostanza dell’attività del circo mediatico-giudiziario che ha sconvolto in questi decenni l’Italia? No, ce l’hanno con Lele Mora.
´ «Javier è in uno stato pietoso», dice Gina Lollobrigida a Repubblica parlando dell’annullamento del suo matrimonio con il fidanzato quarantenne (7 dicembre).
La prossima volta se ne scelga uno ventenne come fanno le sue colleghe americane.
´ «Noi non siamo enti pubblici», dice Alessandro Profumo al Corriere della Sera, riferendosi alla definizione prodiana del nuovo gruppo San Paolo-Intesa come “banca per lo sviluppo” (4 dicembre).
Un banchiere (ex ?) prodiano che improvvisamente si sente proditoriamente tradito.
´ «Berlusconi quando bacia e abbraccia l’arrugginito Bossi sfiora l’osceno», dice Giorgio Bocca su Repubblica (14 dicembre).
Tra arrugginiti, ci dovrebbe essere maggiore solidarietà.
´ «La riscrittura di Mozart, che non conosco, non sarà diversa dall’aver riscritto l’Iliade abolendo le parti degli dei», dice Giulio Ferroni al Corriere della Sera riferendosi all’ultima fischiatissima iniziativa “artistica” di Alessandro Baricco (13 dicembre).
Per fermare Baricco, non si può far intervenire qualcuno? La sovraintendenza alle Belle arti? Italia Nostra?
´ «Quando la nave va allo sbando, è perché manca il comandante e la ciurma rumoreggia», dice Raffaele Bonanni alla Repubblica, riferendosi alle contestazioni di Mirafiori a sindacati e governo (8 dicembre).
Quindici partiti sulla bara del (governo) morto e un barile di rhum.
´ «Berlusconi rappresenta particolarità ben note per quanto riguarda il rapporto tra economia-politica», dice Mario Monti al Corriere della Sera (10 dicembre).
Monti fa una critica dura ai rapporti tra centrosinistra ed economia, ma siccome esporsi troppo fa venire il raffreddore, piazza subito anche un attacco a Silvio Berlusconi. A lui questo pare un gesto distinto, a noi codardo.
´ «È ovvio che non si può incontrare il consenso di tutti», dice Piero Fassino a Repubblica (12 dicembre).
Ma neanche il dissenso.
´ «Non credo sia compito del teatro musicale stare dietro al cinema, sono vocazioni diverse», dice Francesco Saverio Borrelli a Repubblica riferendosi all’Aida di Zeffirelli (9 dicembre).
Almeno per i registi di cinema e teatro, carriere separate.
´ «L’ormone dell’intimità è l’oxitocina e quando le donne parlano tra loro c’è un balzo della sua presenza», dice la dottoressa Louann Brizendine al New York Times (10 dicembre).
Un po’ meno nel caso del dialogo tra Anna Serafini e Livia Turco.
´ «Berlusconi senza l’Udc non va da nessuna parte», dice Pierferdinando Casini al Corriere della Sera (10 dicembre).
Invece il bel farfallone amoroso, notte e giorno d’intorno girando, senza Berlusconi va un po’ dove gli pare.
´ «Come se non avessimo diritto in quanto madri di poter dare il nostro cognome ai figli», dice Alessandra Mussolini a Repubblica, commentando la legge appena proposta sui possibili doppi cognomi (8 dicembre).
Cara Mussolini, mi dica in tutta onestà, non trova che in troppi casi i doppi cognomi provochino pesanti disturbi della personalità?
´ «Ma qualcuno davvero crede che si diventa camorristi ascoltando i brani dei neomelodici?», dice Erri De Luca al Corriere della Sera (15 dicembre).
Al massimo mastelliani.
´ «Il leader dell’Udeur fa troppi calcoli, è troppo legato al potere», dice Bruno Tabacci alla Repubblica (6 dicembre).
Mica come quell’idealistone di Pierferdi.
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