Aspettando la parità
La riforma del sistema scolastico italiano non è completa se non affronta il problema della libertà e della parità scolastica. La vera riforma di cui abbiamo bisogno è quella che permette ai genitori il diritto di scegliere liberamente – senza vincoli di ordine economico, culturale e sociale – l’educazione che preferiscono e gli ambiti adeguati per realizzarla. I primi soggetti a chiedere la parità non sono tanto le scuole, bensì le famiglie che le frequentano, e ancor più quelle che non possono frequentarle per le gravose condizioni di ordine economico che ne impediscono la scelta. La richiesta di parità autentica – cioè di pari dignità e di equipollenza economica – è una questione che toccando la scuola fa riferimento al fondamento stesso della società: la famiglia! All’origine del problema vi sono i diritti e i doveri dei cittadini in ordine all’istruzione e all’educazione dei figli. È dai genitori e dalla famiglia che occorre partire per impostare correttamente il problema della parità. Come associazione riteniamo da sempre il “buono-scuola” lo strumento più adatto a questo fine. Varie ne sono le forme: può essere erogato direttamente alle famiglie; può essere riconosciuto mediante credito (o detrazione) d’imposta; può infine essere dato alle singole scuole in ragione del numero degli alunni iscritti e frequentanti. Ciò che deve essere garantito è la certezza del diritto mediante una precisa legge quadro ed una erogazione di uguale entità e identica modalità di applicazione per tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione. Lo Stato deve equamente ridistribuire agli aventi diritto quanto raccoglie per l’istruzione mediante l’imposizione fiscale. Urge un impegno ad attivare un sistema scolastico fondato su una autentica autonomia e su una concreta parità che rispetti senza riserve sia la libertà di offerta formativa delle scuole, statali o non statali che siano, sia la libertà di scelta educativa dei genitori e delle famiglie. Lo esige la maturata coscienza democratica della nostra società, che fonda l’efficacia delle proprie istituzioni sul libero apporto di tutte le risorse dei cittadini e dei loro raggruppamenti sociali, impegnati a contribuire direttamente al bene comune nel nostro Paese. In quest’ottica va anche la sollecitazione del Santo Padre ai parlamentari e senatori italiani riuniti a Montecitorio: «Una nazione sollecita del proprio futuro favorisce lo sviluppo della scuola in un sano clima di libertà, e non lesina gli sforzi per migliorarne la qualità, in stretta connessione con le famiglie e con tutte le componenti sociali, così come del resto avviene nella maggior parte dei Paesi europei». Ma qui si gioca la volontà politica di dare concrete risposte alle giuste attese dei cittadini. Purtroppo anche in questa legislatura stiamo assistendo a una trascuratezza nell’affronto delle condizioni per realizzare la libertà di educazione scolastica, nonostante il problema della “parità” sia stato inserito fra i programmi elettorali della maggioranza e di parte significativa dell’opposizione.
Enzo Meloni, Presidente Nazionale Agesc
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