Assessorato sardo per Rosi Bindi?
Ha l’aria di una di quelle notizie che segnano la fine di un’epoca: secondo anticipazioni raccolte da l’Unione Sarda, per la poltrona di assessore alla Sanità nella nuova giunta regionale di centrosinistra presieduta da Renato Soru sarebbe emersa la candidatura nientemeno che di Rosi Bindi, l’ex ministro della Sanità del governo Prodi. Il trasferimento di pubblici ufficiali dal continente all’isola è sempre stato considerato, nella storia dell’Italia unita, il paradigma della massima punizione possibile all’interno della Pubblica Amministrazione. «Ti sbatto in Sardegna», è stata la minaccia rivolta da generazioni di ufficiali superiori di polizia, carabinieri ed esercito ai loro sottoposti, per stimolare un maggiore rendimento o migliorare la disciplina. Ora non più: grazie a Renato Soru, maestro di economia virtuale, la Sardegna diventa méta ambita di politici di tutto lo Stivale in cerca di affermazione, in vista di future glorie nazionali, come Roma per Veltroni e Bologna per Cofferati. L’operazione di immagine è azzeccata. Ma attenzione: dopo l’immagine arriva la solida realtà. E allora, se l’operazione dovesse andare in porto, per Rosi non saranno tutte rose e fiori, e di riflesso non lo saranno per il suo sponsor isolano.
I sardi, si sa, sono estremamente ospitali con i turisti, che si presentano sul territorio come ospiti temporanei, e accoglienti con gli immigrati decisi a diventare residenti permanenti e assimilarsi, sardi fra i sardi (come i profughi istriani degli anni Cinquanta). Non hanno simpatia per chi viene su base temporanea per comandare e sfruttare la sua posizione in vista di obiettivi extra-isolani. Un carattere accentratore e ruvido com’è quello della Bindi, in Sardegna finirà per suscitare duelli rusticani: quando si tratta di difendere con le unghie e coi denti il controllo del proprio territorio, o di fare gare di ruvidezza, i sardi non temono nessun avversario. Nemmeno la Bindi teme avversari, direte voi, ma c’è una differenza: sopra i sardi c’è solo il cielo, sopra la Bindi c’è sempre un presidente. È già successo che la pasionaria venisse sacrificata dal Prodi di turno e dal suo successore D’Alema in nome della distensione fra governo nazionale e Regioni. Succederebbe ancora se Soru dovesse scegliere fra Rosi e il pubbico sardo, o fra Rosi e un governo nazionale (Dio non voglia) di sinistra. È nella natura delle cose che gli assessori regionali alla Sanità, uomini e donne di spesa sanitaria e autonomia gestionale, si scontrino coi ministri dei governi nazionali, uomini e donne che son lì per stringere i cordoni della borsa ed esercitare il controllo su quel che nelle Regioni si fa. Già sarà da ridere lo spettacolo di Rosi Bindi sottomessa alla legge del contrappasso, cioè messa alla gogna dalle autorità centrali per eccessi di spesa, lei che passava il tempo a sgridare gli assessori regionali quando era ministro. Ma le risate potrebbero diventare omeriche se Soru si applicasse a ripetere certi exploit di Prodi: il buon Mortadella accettò di non portare alla Corte costituzionale la riforma sanitaria di Formigoni, come pretendeva Rosi, in cambio della rinuncia formigoniana ai referendum federalisti già pronti sulla rampa di lancio. Aspettiamoci altri riti sacrificali.
Rodolfo Casadei
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