Assisi addio. Lettera aperta alla sinistra

Di Calò Livné Angelica
25 Ottobre 2001
Da 25 anni vivo in un kibbutz, uno di quei posti, forse l’unico al mondo, in cui “ognuno dà secondo le sue possibilità e riceve secondo le sue necessità”.

Da 25 anni vivo in un kibbutz, uno di quei posti, forse l’unico al mondo, in cui “ognuno dà secondo le sue possibilità e riceve secondo le sue necessità”. Io di possibilità ne ho moltissime: vuoi perché ho un lavoro che dà tante soddisfazioni e vuoi perché vengo da uno dei Paesi più ricchi del mondo, che ti arricchiscono interiormente intendo, ti riempiono l’animo di arte, di architettura, di musica. Sono nata a Roma da una famiglia borghese e ho lasciato tutto perché già dai tempi dell’asilo (così racconta mia madre) soffrivo perché avevo le scarpine di vernice e tante bambine no. Insegno in una scuola araba, in un’altra per ragazzi emarginati, nella scuola del mio kibbutz, ragazzi ebrei, circassi, cristiani drusi e musulmani. Sono stata attivista in Peace Now e coordinatrice di un Movimento giovanile sionista di sinistra… Vivo il Socialismo con tutta me stessa, da sempre. L’ho vissuto a Roma, quando da ragazza, organizzavo attività educative con giovani di ogni provenienza, lo vivo ora, da madre, da educatrice, insegnando che l’unica via di sopravvivenza esistente nel Medio Oriente è la pace. E come me, tante madri e tanti educatori in Israele. Lo insegno con lo stesso fuoco dei grandi personaggi di sinistra che hanno influenzato i miei sogni di adolescente, con ardore, con sentimento, e come me tanti altri in Israele. Insegnamo giustizia per ogni essere umano sulla terra, insegnamo a dare aiuto ai deboli, a chi non sa chiedere e ottenere. Insegnamo a lottare per i diritti dell’Uomo senza distinzione di popolo, colore o religione. Alla grande Marcia per la Pace di Assisi non c’erano cartelloni contro il terrorismo forse tranne uno: «Usa e Israele sono i veri terroristi». Che delusione, amici. Un’ennesima delusione col sapore amaro della beffa! Noi della sinistra israeliana abbiamo ottenuto enormi successi con le nostre lotte. Abbiamo ottenuto il riconoscimento di uno Stato Palestinese, abbiamo dato loro l’aiuto per crearsi un’autorità fidandoci della loro buona fede e credendo che avrebbero creato uno Stato democratico come il nostro. Abbiamo pianto di gioia, oh se abbiamo pianto, vedendo la stretta di mano tra Rabin e Arafat. Ci abbiamo creduto con tutti noi stessi. Perché noi i grandi valori dell’umanesimo li viviamo sulla pelle, con tutto il cuore, con tutta l’anima e tutte le forze. Per noi sinistra significa pace, significa rispetto, significa andare in fondo all’informazione, chiarire, domandare, cercare la verità. Noi non accusiamo… solo perché è più comodo per l’opinione pubblica. Noi siamo qui, a seppellire morti, giorno dopo giorno, a combattere una lotta estenuante contro un terrorismo cieco, ispirato da valori totalmente opposti a quelli a cui siamo stati educati. Un terrorismo spietato che non distingue tra il bene, il male, gli adulti, i bambini, la destra, la sinistra, il senno e la pazzia. Perché da che mondo è mondo, nessun terrorismo ha ottenuto niente altro che distruzione, sofferenza e dolore e lo possiamo testimoniare in tanti qui in Israele e in tantissimi, in tutto il mondo dopo l’11 Settembre! Questo perlomeno era quello che credevo pensasse la gente di sinistra come me, ma forse ho sempre sbagliato. Per migliorare, seppur di poco, il mondo ci vogliono fonti inesauribili di energia, di coraggio, ci vuole una presa di posizione seria, sofferta, decisa. L’unica soluzione, l’unica minimissima ultima chance rimasta a nostra disposizione per non sparire dalla faccia della terra è parlarsi, spiegare, far capire che con la forza si può solo distruggere! Ma il Male, va combattutto con la stessa forza con cui esso riesce ad annebbiare e ad annullare tutto. Va combattuto in tanti, con discernimento, senza servilismo, così perlomeno pensiamo noi della sinistra qui in Israele. Israele è sempre pronta a parlare di pace in qualunque momento. Quanto all’America avrebbe fatto a meno senza dubbio, con tutte le sue forze, della distruzione e della morte di cui è stata triste protagonista e di questa guerra che non avrebbe mai intrapreso. Ma per la sinistra di tutto il mondo aprire gli occhi, uscire dalla caverna di Platone e voler guardare in faccia la verità forse è un’impresa troppo impegnativa! E allora siamo ancora una volta soli.

Angelica Livne Calò, da Gerusalemme

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