Assomiglia a un buono ma non lo è. Trucchi scolastici liguri

Di Tempi
15 Giugno 2006

Decisamente fuorviante il titolo dell’edizione ligure del Giornale che ha dato la notizia: “Scuola, la Regione scomunica CL”. Facendo passare per un’ostinazione di qualcuno le motivate preoccupazioni di larghi settori del mondo cattolico. In sintesi il fatto: la giunta di centrosinistra della Regione Liguria ha approvato una legge sul diritto allo studio che soppianta la normativa emanata a suo tempo dal Polo, che erogava buoni scuola agli alunni degli istituti paritari. La nuova norma non elimina il contributo, ma inserisce la voce “iscrizione e frequenza” accanto ad “attività integrative, trasporto e mensa” e “libri di studio”. Per il 2006, la legge destina il 30 per cento dei fondi stanziati per le rette, il 35 per le spese aggiuntive e il 35 per i libri. Dai primi calcoli, questo dovrebbe portare una diminuzione contenuta – dell’ordine di 100-200 euro – del contributo per l’iscrizione alle scuole non statali. Il regista dell’operazione, l’assessore all’istruzione e vicepresidente della Giunta Massimiliano Costa (Dl), è soddisfatto: «Ho messo d’accordo tutti, dalla Cgil al mondo cattolico», inserendo il sostegno alle scuole paritarie in un quadro generale di politiche per «aiutare tutti i giovani, in ogni fase della loro crescita, ad arrivare ai più alti gradi dell’istruzione indipendentemente dalle situazioni economiche o sociali della loro famiglia».
Il mondo cattolico, però, non è così convinto. Non si tratta affatto di una posizione isolata di Cl – che tra l’altro, essendo un movimento ecclesiale, non c’entra nulla – o della Compagnia delle Opere; ma di una preoccupazione condivisa, e maturata fra l’altro in un lungo lavoro comune. «Una scelta che ci fa compiere un grande passo indietro», ha commentato la vicepresidente regionale dell’Agesc, Cinzia Romitelli. Preoccupati sono anche don Mario Lela, delegato per la Ligura della Cnosfap, gli enti di formazione professionale dei Salesiani, e padre Mario Meuti, presidente regionale della Fidae, la federazione che riunisce gli istituti cattolici. Solo per quest’anno, infatti, la legge prevede una chiara ripartizione dei fondi stanziati tra le tre categorie di intervento; ma già dal prossimo si lascia la scelta alla giunta regionale, a suo totale e insindacabile giudizio. E qui sta il punto: riuscirà l’assessore Costa – personalmente senz’altro sostenitore della libertà di educazione, tanto che aveva a suo tempo votato, dall’opposizione, la legge sul buono scuola – a resistere in futuro ai ricatti di Rifondazione&soci, che hanno già salutato la legge come una «vittoria della scuola pubblica» (intesa ovviamente come statale)?
«Ci auguriamo» conclude il comunicato stampa emesso in merito della CdO ligure «che le affermazioni rassicuranti dell’assessore Costa possano vedersi realizzate e che egli possa convincere quella parte dei suoi alleati nel governo della Regione che il sostegno alla scuola paritaria non è un privilegio, ma un diritto delle famiglie e una condizione per una vera democrazia».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.