Astenersi per il no

Di Emanuele Boffi
10 Febbraio 2005
PER ALFREDO MANTOVANO OCCORRE PROMUOVERE UN POLO MEDIATICO ALTERNATIVO CON UN COMITATO IN DIFESA DELLA LEGGE 40 CHE, SE NECESSARIO, CHIAMI A DISERTARE LE URNE

La trincea della cautela («parlare adesso di astensione o di voto per il “no” è ancora prematuro») non intimorisce Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, dal prefigurare quelle che possono essere le strategie di chi vuole preservare la legge 40 dalle possibili modifiche referendarie. «Con alcuni parlamentari – dice a Tempi – sto pensando di promuovere uno o più comitati per il “no”». Prima Giulio Andreotti, poi Oscar Luigi Scalfaro hanno dichiarato al Corriere della Sera la loro intenzione di recarsi alle urne il giorno del referendum per votare “no”. Un gruppo di cattolici ha aperto alle ragioni per il “sì”. Romano Prodi ha dichiarato che «dopo aver a lungo riflettuto ho deciso di andare a votare», senza però aver ancora deciso «come votare». Oltre alle prese di posizione dei vertici vaticani, alle voci in controtempo del Foglio e di Avvenire, alle “scandalose” espressioni del presidente del Senato Marcello Pera («L’embrione non è una muffa, è persona»), non è che le opinioni di chi è favorevole alla legge si siano fatte molto sentire. Almeno, questa è l’opinione di Mantovano secondo il quale «c’è poca par condicio. Non nel senso che vi sia un complotto o un oscuramento delle ragioni in cui mi riconosco. Ma nel senso che la voce di chi difende la legge pare flebile, quasi timorosa e nascosta». La constatazione serve al sottosegretario per ribadire che «innanzitutto, serve fare chiarezza sulla responsabilità fondamentale che ognuno di noi ha di fronte a tematiche come queste, dove la vita è manipolata in nome della tecnica e del desiderio», e, in secondo luogo, da un punto di vista più strategico, «occorre fornire un polo mediatico alternativo a quello che va oggi per la maggiore».

UNA BATTAGLIA LUNGA
Il comitato per il “no” che ha in mente Mantovano ha quindi una ragione eminentemente pratica: «Serve per andare in tv», spiega senza imbarazzo a Tempi. «Poi, niente ci vieta, qualche settimana prima della data referendaria, di chiamare all’astensione. Ma queste sono valutazioni che faremo in prossimità del voto, basandoci anche sul sentore che avremo di come si sta sviluppando il dibattito». Francesco Cossiga, dopo le prese di posizione di Andreotti e Scalfaro, è voluto intervenire sul Corriere dichiarando che «non serve a nulla dare testimonianza. Quel che conta è vincere». Per l’ex presidente della Repubblica «in politica, si fa testimonianza sui valori in cui si crede vincendo e non perdendo. E il modo meno incerto per vincere e, quindi, per rendere testimonianza, è fare fallire il referendum. Lo ripeto: si stia a casa e non si vada alle urne, anche perché io voglio rendere testimonianza dei valori, vincendo e non perdendo».
Mantovano si allinea alle parole del cardinale Camillo Ruini quando dice che, anche nel campo della procreazione medicalmente assistita, a dover fare da discrimine «è una “questione antropologica”, tanto per usare i medesimi vocaboli utilizzati dal presidente della Cei. Il referendum è uno snodo fondamentale e credo che uomini di fede e laici liberali debbano impegnarsi assieme su questi temi. Ma, quale che sia l’esito del referendum, non possiamo pensare che tali problematiche terminino con il chiudersi delle urne». Giuliano Ferrara ha scritto che «questa è una battaglia lunga» e Mantovano concorda misurandone tutta l’estensione non solo in senso temporale, ma anche allargandola ad altre tematiche. «Guardiamo all’America dove, anche per bocca di Hillary Clinton, è emerso un atteggiamento più problematico verso l’aborto. O, di segno opposto, preoccupiamoci per la svolta che il governo spagnolo di Zapatero ha aperto sulle questioni che riguardano la vita nei suoi primi o nei suoi ultimi istanti. Credo che la Spagna sia il battistrada di una concezione dell’esistenza che ci mostra i fotogrammi successivi di un film che vedremo presto girare anche in Italia». Per questo, aggiunge, «non bisogna arrendersi alla vulgata comune, ma anzi, far emergere posizioni problematiche ma ragionevoli, e stanare i partiti che troppo facilmente si accomodano sull’ambiguo richiamo alla “libertà di coscienza”».

I CATTOLICI DEL NI’
Sono i “cattolici del sì” e, con alcuni laici, hanno promosso un documento per dire i loro tre “sì” e un “nì” (sull’eterologa) per i referendum sulla legge 40. Molti di loro hanno fatto parte della dirigenza dell’Azione Cattolica ai tempi di Alberto Monticone: Giovanni Colombo, oggi consigliere comunale diessino a Milano, il giurista Stefano Ceccanti, Giorgio Tonini, Gianluca Salvatori, Maria Rita Rendeù. Alberto Monticone con una lettera al Foglio ha voluto però prendere le distanze da questa iniziativa precisando che «la mia posizione sulla procreazione assistita è diversa».

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