Atei e pure tristi. I moderni censori secondo Chesterton

Di Valenti Annalena
15 Febbraio 2007

Per un ottimo esercizio della ragione: prima leggete L’ortodossia, lì dove Gilbert Keith Chesterton descrive le contraddittorie e incoerenti accuse mosse al cristianesimo: «Una accusa. era che impediva agli uomini, con morbose lacrime e terrori, di cercare la gioia e la libertà nel seno della natura; un’altra accusa era che confortava gli uomini con una fittizia provvidenza e li trastullava come bambini in una nursery bianca e rosa: (.) perché la natura non potesse mostrare tutta la sua bellezza e perché ci fossero tanti ostacoli alla libertà; un altro obiettava che era l’ottimismo cristiano, “questa veste d’illusioni tessuta da mani pietose”, che ci nascondeva la bruttezza della natura e l’impossibilità di essere liberi». Poi ascoltate i vari Ezio Mauro, Pippo Baudo, Gianni Vattimo, Franco Grillini, Serena Dandini, i pro-gay, i pro-eutanasia. Poi tornate a Chesterton: «Non potevano essere i migliori giudici dei rapporti della religione con la felicità quelli che, per loro dichiarazione, non avevano né una né l’altra».

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