Attenti alle “visioni morali” del mondo
«Come ho scritto a chiusa dell’ultimo mio libro “La bellezza e gli oppressi”, “philosophy must go on”», dice Salvatore Veca al Giorno. Ci avevano detto che il suo ultimo libro si chiamava “The beauty and the oppressed”. *** «Capisco quegli industriali che invece di andare alle riunioni con D’Amato preferiscono andare a pesca», scrive Giuseppe Turani sulla Repubblica. Allude anche a Cesare Romiti che di solito, invece che a pesca, Turani vorrebbe su una panchina del parco a godersi la pensione. *** «Con questi 44 articoli la Cdl dice soprattutto una cosa: non ci fidiamo dei magistrati perché parziali e incapaci», dice Armando Spataro alla Repubblica. Questa idea della parzialità di così tanti magistrati deve essere inculcata da alcuni propagandisti calunniosi. *** «Su Chiesa ed ebraismo tira ancora vento di polemica», scrive Fulvio Fania su Liberazione. Non commenta fatti di questi giorni, parla degli anni del nazismo. *** «La storia dovrebbe averci insegnato che niente è peggiore per la morale e per il mondo che la visione morale del mondo”», dice Alain Finkielkraut a Le Monde. Con queste parole si conclude un’inchiesta del quotidiano parigino sulla corruzione in Francia. Aver fatto sul serio la rivoluzione ti fornisce di anticorpi. *** «Condanno gli attentati suicidi che vengono commessi in Israele perché sono spaventosi e perché provocano rappresaglie sempre più brutali da parte del governo israeliano», dice Lionel Jospin al Corriere della Sera. Per condannarli non basta che siano spaventosi? Talvolta l’esperienza di una Grande rivoluzione lascia qualche machiavellismo burocratico di troppo. *** «Vedo l’associazione, in sostanza, come laboratorio per la federazione», dice Luciano Pettinari su L’Unità. Come diceva Nanni Moretti in Palombella rossa: «Ma io non parlo così». Era prima dei girotondi. *** «Solo un maniaco che ha lavorato e forse ancora lavora nel ministero del lavoro può essersi messo in testa che i nemici del proletariato non sono i protagonisti del liberismo feroce e anarcoide e neppure i loro complici nella burocrazia statale, ma i professori universitari che si occupano delle riforme», scrive Giorgio Bocca su L’Espresso. Br pasticcioni, avessero mirato ai protagonisti del liberismo feroce e anarcoide, o magari a qualche burocrate statale, non ci sarebbe stato tanto scandalo. Ma un professore. Signora mia. *** «La Regina ha fatto per noi del suo meglio lungo mezzo secolo. Paragonata con certi presidenti di cui potrei fare il nome, è stata una luce scintillante», scrive sul Daily Telegraph W.F. Deedes. Pensiamo a Carlo Azeglio Ciampi e la nostra fede repubblicana non vacilla. Poi ci viene in mente Oscar Luigi Scalfaro.
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