Attraverso il Burkitt-like

Di Valenti Annalena
04 Maggio 2006

Nella remissione completa, sia a livello morfologico, sia molecolare, dell’aggressiva leucemia linfoblastica LLA-L3 Burkitt-like, a citogenica complessa e localizzazioni extra-midollari, diagnosticata a Lucilla il 19 dicembre dello scorso anno ci sono naturalmente i fantastici progressi della medicina, il nuovo protocollo chemioterapico tedesco, la bravura dei medici del San Gerardo di Monza. Ma c’è, soprattutto, un mistero. Cosa è successo in questi mesi di dura e vittoriosa battaglia? è successo ciò che era auspicabile ma non scientificamente prevedibile. Di qui il giusto riserbo della medicina e il suo procedere per tentativi empirici, testati, ma pur sempre tentativi.
«Si chiama fede l’intelligenza umana quando, rimanendo nella povertà della sua natura originale, è tutta riempita da altro, poiché in sé è vuota, come braccia spalancate che hanno ancora da afferrare la persona che attendono». Non avrei mai immaginato di sentire l’amico don Giussani ancora più amico e presente da quando è morto. Si fa esperienza di cosa significa ciò che la Chiesa chiama “la comunione dei santi”. Questa immensa compagnia in cielo e in terra.
Giussani diceva: «Io vedo quello che voi vedete, ma vedo di più». L’esperienza ci ha fatto vedere quello che vedevamo prima, che vedevamo tutti, e oggi vediamo di più.

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