Attualità del sogno di re carlo

Di Bobo
16 Marzo 2006
Franco Cardini, Sergio Valzania, Le radici perdute dell'Europa, ed. Mondadori, pagg. 180, euro 16

Madrid, primavera del 1526. Francesco I re di Francia è prigioniero del suo grande avversario Carlo V, che riunisce le corone di Spagna, dell’Impero, dei Paesi Bassi, di Boemia, d’Ungheria. Francesco giura da soldato d’onore che una volta libero non lo combatterà più. Mercurino di Gattinara, consigliere di Carlo, lo scongiura di non credere alla sue promesse. Ma lui, Carlo, è stato educato alla corte di Borgogna agli ideali della cavalleria medievale, non può credere che un re manchi alla parola data; e libera Francesco. Naturalmente, il Gattinara aveva ragione: appena tornato a Parigi, il re di Francia riprende la sua lotta, alleandosi al Papa, ai Turchi, ai protestanti. Alla fine il sogno di Carlo di ricostruire la monarchia universale, la Respublica Christianorum, svanisce, nasce l’Europa degli Stati nazionali.
Nei libri di storia sembra che questo destino fosse scritto nelle stelle. Niente affatto, spiegano Cardini e Valzania, il disegno di Carlo era realistico e praticabile come l’altro. E se avesse vinto, quanti orrori ci saremmo risparmiati. Dopo secoli di macelli in nome dei ‘sacri diritti’ delle nazioni, il progetto asburgico di una monarchia europea fondata sulle radici cristiane si ripropone in tutta la sua attualità.

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