Auguri al bulldozer (speriamo che se la cavi)

Di Reibman Yasha
22 Dicembre 2005

Intorno alla malattia di molti leader spesso si addensano sospetti. Sarà malato davvero? I medici racconteranno tutto? Dove finisce il diritto alla riservatezza dei propri dati e dove comincia il diritto all’informazione? Domande ancora più difficili quando riguardano chi guida le istituzioni. Talora fioriscono persino ipotesi di complotto. Questa è la norma quando si ammala un leader in Medio Oriente. Il malato di turno viene dato per avvelenato, i sicari quasi sempre sono individuati nei servizi segreti israeliani (o in quelli yankee) o, più verosimilmente, tra parenti e rivali politici. Le grandi tragedie a teatro insegnano.
Niente di tutto questo sta avvenendo intorno al letto di Ariel Sharon. Nelle ore in cui scrivo, sotto gli occhi dei riflettori e delle attente guardie del corpo, il primo ministro della democrazia israeliana è ricoverato per un piccolo ictus. Il bulldozer invincibile dovrà affrontare un’altra battaglia. Se Sharon non dovesse rapidamente tornare al lavoro, i pessimisti prevedono una debacle elettorale per il suo nuovo partito. Intorno al generale israeliano, infatti, si sono ritrovate persone molto distanti tra loro e non si sa cosa potrebbe avvenire se il leader decidesse di ritirarsi dall’attività politica. Al contrario, se, come sembra stia avvenendo, il generale supererà indenne anche questa prova, la sua immagine potrebbe paradossalmente uscirne ancora una volta rafforzata e umanizzata. Si dica quel che si vuole su di lui, ma questa è la mia speranza.

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