Auguri di buon Natale (anche ai lettori no Tav)
In Stazione Centrale, a Milano, c’è un albero di Natale. è adornato di centinaia di biglietti e letterine a Babbo Natale: «Caro Babbino, fa che Berlusconi non vinca le elezioni». In mezzo, una recita: «Carissimi voi, Babbo Natale non esiste. Cristo invece sì, è nato per me e per te. Ci salva in eterno». Non so chi l’abbia scritto, ma è certo che quell’albero gigantesco, orrendo, un senso ora ce l’ha. E ti accorgi che è sempreverde, segno della vita nascente e dell’eternità della salvezza che quel Bambino ha portato.
Maria Acqua Simi, via internet
Pare che non sia politically correct, quest’anno, fare gli auguri di Natale per non offendere “certi” musulmani viventi in Occidente. Persino Bush si è adeguato e anziché “Merry Christmas” ha augurato “Buon periodo festivo”! Siccome io non sono mai politicamente corretta auguro a voce altissima “buon Natale e felice anno nuovo” e agli amici ebrei: “felice Chanukà”.
Deborah Fait, Israele
Gentile direttore e stimato Mauro Bottarelli, ho letto l’articolo su Tempi del giorno 15.12.05 a proposito della legge 194 e della sua applicazione nel nostro Ospedale. Con mia sorpresa ho visto che nell’articolo e nel titolo sono indicata come medico «abortista». Preciso che sono obiettrice di coscienza da 20 anni e che non ho mai eseguito un’interruzione di gravidanza. Il resto dell’articolo invece riporta fedelmente il senso della mia intervista e del mio pensiero. Cordialmente,
Dr. Paola Rosaschino, Bergamo
Felix culpa.
Al direttore – Da un settimanale che reputo autorevole ed “alternativo” come voi mi aspettavo qualcosa di più sul Tav. A parte gli errori grossolani di chiamare Chiamparino “Antonio” quando si chiama Sergio e collocare Giaveno in bassa Val di Susa, la delusione consiste nell’aver assimilato il No Tav ai tanti Nimby italiani. Con tutta la dis-stima per Pecoraro Scanio, per l’ex-repubblichino nobel ed il rallysta genovese, con la consapevolezza che l’uranio è una bufala e se i lavori sono fatti bene il problema dell’amianto si può superare, i dubbi sul Tav rimangono. I dubbi sono che non farà fermate in Valle per i passeggeri, sarà pronto tra 15 anni, ma l’esperienza dice almeno 20 anni, costarà moltissimo. Con tutta la dis-stima per Borghezio non posso che convenire che l’intervento della polizia è stato inspiegabilmente puntuale a Venaus, mentre una pattuglia in più per San Salvario o altri luoghi a rischio di Torino… non ci sono le risorse…. boh… Buone indagini!
Roberto Bera, via internet
Pubblichiamo la lettera-testimonianza che il 5 dicembre scorso il professor Rosalino Sacchi, già ordinario di Geologia presso la Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università degli Studi di Torino, ha inviato al professor Enrico Predazzi, Preside della suddetta facoltà, e al professor Pietro Rossi, Presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino.
«Caro Predazzi, caro Rossi, vi scrivo nella mia veste di coordinatore degli studi geologici svolti negli anni passati in Val di Susa in funzione del progetto Tav, lungo il cosiddetto «segmento internazionale», e cioè quello attualmente contestato a Venaus, comprendente il tunnel transalpino (versante italiano) ed il tunnel di Bussoleno. E sento il dovere di esprimermi, convinto come sono che il problema del Tav è destinato ad avere un’incidenza grandissima sul futuro del Piemonte. Nel quadro di una generale disinformazione, ci si balocca con falsi problemi: esempio, quei due o tre sondaggi da fare, che qualcuno crede condizionanti per il progetto, mentre non lo sono affatto, come ben sanno gli addetti ai lavori. Nei magazzini delle ferrovie a Bussoleno abbiamo le carote relative a 50.000 metri di sondaggi! Il che significa che la natura del sottosuolo la si conosce benissimo. La protesta della Val di Susa ha motivazioni diverse, tra le quali una umanissima ed oggi fondamentale, che è la paura: paura di un supposto pericolo letale, che ha due nomi, amianto ed uranio. Questa lettera riguarda solo uno dei due, e cioè l’uranio. Non perché io creda nell’altro, ma solo perché il trattamento del detrito amiantifero è un problema di scavo, quindi essenzialmente ingegneristico, sul quale sarebbe auspicabile che altri si pronunciassero. Il mio background è quello di ex-titolare (oggi in pensione) della cattedra di Geologia. Ma veniamo al rischio-uranio: si tratta di una bufala, ma l’uomo della strada non lo sa, purtroppo. L’uranio (in ppm=parti per milione) è un normale componente del granito di Venaus, come di tutti i graniti. E non ha mai fatto male a nessuno. Il mondo scientifico torinese lo sa benissimo, e si è chiuso in un eloquente silenzio. Che è sempre un silenzio. Certamente, parlare significa affrontare il rancore di qualche frangia arrabbiata. Ma l’uomo di scienza, questo coraggio dovrebbe averlo, se vuole giustificare le sue frequenti, nobili enunciazioni su altri temi. Dopo tutto, oggi si rischia meno che ai tempi di Galileo. Mi rivolgo a voi perché le prestigiose istituzioni che presiedete sono radicate nella realtà piemontese, oltre ad essere quelle con cui ho, od ho avuto, il più stretto rapporto. «Veritas et Utilitas»! Le istituzioni scientifiche torinesi stanno assumendosi una grossa responsabilità col loro «assordante silenzio». Se avessero parlato forte e chiaro, il problema Val di Susa forse non sarebbe mai nato. Personalmente, non posso fare gran che: verrei subito tacciato di essere foraggiato da Ltf. Anche se il lavoro in Val di Susa (da me svolto nell’ambito dell’Università, Dipartimento di Scienze della Terra) non mi ha portato in tasca nemmeno una lira».
Rosalino Sacchi
Errata corrige: per un errore nell’articolo “Metti la scuola in vetrina” (Tempi 50) non è stata segnalata la scuola Scuole Paritarie “SS. Natale” di Torino. Ce ne scusiamo con gli interessati.
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