Aveva ragione Craxi

Di Emanuele Boffi
23 Gennaio 2003
Chi disse cosa sugli anni del Terrore

Aveva ragione Craxi

«Sono un giocatore della politica che oggi se ne sta volentieri in panchina. Mi rimprovero di non aver capito prima dove ci avrebbe condotto Mani Pulite. Perché ho contribuito anch’io, sia pur indirettamente, a creare le condizioni per dar corda a quel ramo della giustizia che ha impiccato Dc e Psi. Perché Citaristi (ex segretario Dc – ndr) è passato alla storia come un ladro e un criminale, mentre tutti sapevano, come nel ’93 disse Bettino Craxi in Parlamento, che il metodo di finanziamento della politica era identico per tutti i partiti, dalla Dc al Pci. Con l’unica e non marginale differenza che il Pci prendeva soldi anche dall’Urss». E allora? Qualcosa è già stato scritto di tutto ciò; dove sta la notizia e di cosa si sente precisamente responsabile il dottor Marchioro? «Del fatto che, nel ’94, fui io a organizzare a Brescia la cena con D’Alema, Martinazzoli, il sindaco diessino Corsini, per lanciare l’operazione Ulivo in Lombardia».
Riccardo Marchioro (già Vicepresidente della Regione Lombardia, stella del cattolicesimo democratico bresciano e politico di punta della sinistra Dc lombarda), intervista a Tempi, 29 marzo 2001.

DOVE SONO FINITI I PROCESSI AL REO CONFESSO ING. CARLO DE BENEDETTI?

«Se dovessi rifare tutto di nuovo, lo rifarei: pagherei le tangenti ai politici per ottenere le commesse pubbliche» Carlo De Benedetti al Wall Street Journal, 19 maggio 1993
«Ebbrezza da protagonismo, no. Che poi dia una gratificazione vedere la propria foto sui giornali, questo sì». Francesco Saverio Borrelli, Il Giornale, 7 aprile 1993
«I magistrati sono come i cornuti, sono gli ultimi a sapere le cose. Sono rimasto solo io a indignarmi?». Piercamillo Davigo, Festa del Tricolore di Alleanza Nazionale, Mirabello, 1 settembre 1997

IL REGNO TERRENO DELLA VIRTU’

«È un fatto che i magistrati protagonisti della stagione di mani Pulite e i politici che se ne fecero interpreti non seppero indicare a quel periodo eccezionale della nostra storia obiettivi realistici. Produssero inoltre un eccesso di vituperio nei confronti dell’età precedente. Non fecero mai sapere in quale giorno si sarebbe tornati alla normalità. Dettero anzi l’impressione di considerare quella del ’93 la “normalità” e che la meta fosse la trasformazione dell’Italia in un regno terreno della virtù». Paolo Mieli, Corriere della Sera, 15 gennaio 2003

BURNETT ACCUSA: FU GHIGLIOTTINA ITALIANA

«Cominciai a rileggere certe relazioni dei congressi di Md (Magistratura Democratica, ndr), e con sorpresa trovai che molti dei nomi dei principali relatori erano gli stessi che leggevo nei giornali che riportavano le storie di Mani Pulite (…). In azione c’erano gli stessi magistrati che due decenni prima avevano dichiarato le loro intenzioni, usare la magistratura per portare una rivoluzione in Italia».
«L’Unità recensì il mio Italian Guillottine, anche se con molto ritardo, e in quella recensione mi fecero un solo appunto: Burnett nel cercare le ragioni dietro Mani Pulite non ha indagato il ruolo del Vaticano. Il Vaticano? È vero, non indagai e non mi accorsi di nessun legame. L’Unità scrisse che avrei dovuto farlo».
«Anche i Vandali che cacciano gli Unni restano Vandali. Io resto convinto che in Italia si sia usata la giustizia per un fine politico, e questo non ha fatto bene né alla giustizia né alla democrazia in Italia». Stanton Burnett, politologo americano autore di Ghigliottina italiana, Il Foglio, 8 gennaio 2003

NORDIO: si toccò il fondo dell’inciviltà giuridica

«Alla fine il fallimento è stato totale: a fronte della scoperta di una minima parte della corruzione si è verificata la paralisi dell’economia e l’intimidazione della politica. Per di più il prezzo pagato in termini di diritti civili è stato altissimo, tanto che oggi possiamo dire di aver toccato il fondo dell’inciviltà giuridica». Carlo Nordio, magistrato, Tempi, 3 settembre 1997
«Mani Pulite avrebbe potuto investigare e cercare conti a 360 gradi, sarebbe potuto andare verso Torino o verso Bologna… e avrebbe trovato». Michele Rusca, giudice del Tribunale di appello di Lugano, Tempi, 13 dicembre 1995

MIELI A TEMPI
«Mani Pulite non ha curato il virus del trasformismo, perché, in realtà, in una maniera drastica, rivoluzionaria, giacobina, ha riproposto lo stesso schema: i buoni contro i cattivi. I buoni sono la mia parte, i cattivi gli altri. Uno schema pessimo. I buoni sono il nuovo (anche il Fascismo si presentò in questo modo…)».
«Sono convinto che per la giustizia sia importante apparire, oltre che essere, imparziale. Se non appare imparziale a me, che sono elettore dell’Ulivo, vuol dire che c’è qualcosa di strano».
«Nella prima metà di questo decennio i giornali di diversa ispirazione furono più anglosassoni. Mi sembra che questo patto si sia sciolto quando andò al potere il Polo. Fummo tutti antagonisti. Quando è andato al potere l’Ulivo non si può dire la stessa cosa. Quel patto implicito era un patto fra galantuomini e furbacchioni. I patti tra galantuomini e furbacchioni fanno fare ai galantuomini la parte degli sciocchi. Forse in questo momento io sono uno sciocco. però non ho mai visto furbacchioni che alla lunga la facciano franca. Il tempo è più galantuomo dei galantuomini».
Paolo Mieli, intervista a Tempi, 1 aprile 1998

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