Per Azar Nafisi è il popolo iraniano l’arma che sbaraglierà gli ayatollah

Di Colombo Valentina
24 Maggio 2007

Molti di voi conosceranno già Azar Nafisi per il suo meraviglioso Leggere Lolita a Teheran (Adelphi, 2004), in cui narra la sua esperienza di docente universitaria che in Iran insegna la letteratura occidentale a studentesse cresciute sotto il giogo dell’integralismo islamico. I giovani iraniani, che rappresentano la maggioranza della popolazione del suo paese, la Nafisi li conosce molto bene, anche se ora vive negli Stati Uniti. In un recente articolo ribadisce le grandi potenzialità del popolo iraniano, definendolo la «migliore arma dell’America». Gli esperti occidentali, spiega, si concentrano sulla politica dimenticando il popolo iraniano, ma «se ci si concentra sulla gente piuttosto che sui sovrani, emerge un’immagine del tutto diversa: quella di un ordine in crisi. Un celere sguardo alle pubblicazioni e ai blog iraniani mostra che, nonostante alcuni iraniani – per una moltitudine di ragioni – sostengano le ambizioni nucleari del regime, la maggior parte è impegnata a risolvere problemi quotidiani quali la corruzione, la vacillante economia, la crescente disoccupazione, la repressione politica e sociale e la generale mancanza di libertà». Mentre l’Occidente, Italia compresa, si sforza in ogni maniera di mantenere buoni rapporti con il regime iraniano, la Nafisi cerca di farci aprire gli occhi: «Il nostro obiettivo deve essere il popolo iraniano. Apertura e libertà verranno con molta più probabilità da un mutamento di mentalità piuttosto che da un cambio di regime». L’appello è rivolto soprattutto alle Ong che hanno fatto riconquistare la libertà a dissidenti iraniani come Akbar Ganji. Ma anche agli Stati Uniti: «L’arma più importante dell’arsenale americano non è la forza militare bensì quella culturale. Difendendo e promuovendo i propri valori gli Stati Uniti faranno molto di più di qualsiasi missile per neutralizzare i radicali». Forse è tardi per seguirlo, ma il consiglio della Nafisi merita senza dubbio una riflessione da parte di un Occidente che nelle relazioni internazionali, ad esempio con Iran e Arabia Saudita, dimentica spesso i diritti umani e le persone vere. valentina.colombo@imtlucca.it

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