Baby killer
Sul Sunday Times del 5 novembre l’associazione dei ginecologi inglesi, il Royal College of Obstetricians and Gynaecology, ha proposto di uccidere i bambini disabili attraverso l’eutanasia attiva. Il tutto affinché i piccoli non conducano una vita indegna, i genitori un’esistenza impossibile, le casse dello Stato una spesa inutile. Anche la Chiesa anglicana, per bocca del vescovo di Southwark, Tom Butler, ha voluto pronunciarsi sulla questione. Il 12 novembre l’Observer ha pubblicato la missiva che Butler ha inviato al Nuffield Council on Bioethics, la commissione indipendente chiamata a pronunciarsi sulla vicenda, in cui si afferma che «in alcune circostanze può essere giusto fermare o togliere una cura, sapendo che è possibile, probabile o anche certo che ciò provocherà la morte». La posizione di Butler è stata sconfessata dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che ha sostenuto di «non essere stato coinvolto nella stesura della relazione» e dal cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Consiglio vaticano per la pastorale della salute, che ha ribadito la posizione cattolica in difesa della vita «dall’inizio fino al suo termine naturale». Da parte sua, Pieter Sauer, uno degli estensori del protocollo di Groningen – testo su cui si sono stabilite le linee guida per l’eutanasia neonatale in Olanda – s’è detto pronto a offrire la propria consulenza ai medici inglesi.
E in Italia? Riportata solo dal quotidiano Libero, è passata inosservata la notizia che il 6 ottobre nella residenza dell’ambasciatore dei Paesi Bassi Egbert Jacobs s’è svolto un’informale incontro con a tema l’eutanasia. Inviatati dal diplomatico, il professore di etica medica dell’Università di Utrecht, Hans van Delden, e l’esperto di etica del ministero della Salute, Jos M. D. de Waardt, hanno fornito ai presenti le informazioni necessarie per portare alla stesura di una legge italiana sulla dolce morte.
Secondo Pierre Mertens «queste non sono pratiche mediche, ma semplice killeraggio». Mertens è il presidente dell’associazione internazionale Spina bifida e Idrocefalo ed è stato recentemente in Italia invitato dall’associazione Medicina e Persona per presentare il suo libro Les mots. In esso, lo psicoterapeuta Mertens ha raccontato la propria vicenda di padre di Liesje, figlia nata con un handicap fisico non previsto nel 1978 e che, «stando a quanto propugnato da questa visione dell’esistenza, non avrebbe meritato di vivere». «I 22 casi olandesi che hanno meritato la morte, riguardavano tutti bambini affetti da spina bifida. È su questo punto che si svolge ora la battaglia ed è per questo che, dopo la morte della mia Liesje, ho dato vita all’associazione».
Un buco sul dorso
Lo slogan di questa combattiva associazione è riassumibile nella parola “confortare”. «Confortare vuol dire non fuggire, restare con qualcuno, a dispetto del disagio profondo che il dolore e la sofferenza dell’altro provocano in noi. Il momento più vero non è quello dove io mi presto all’interpretazione, ma quando sono testimone della sofferenza più profonda». Purtroppo, oggi non è così, perché «viviamo in un mondo di alienati. Pensiamo di poter condurre una vita senza dolore, senza malattia, senza disabilità. È una bugia». Ed è una distorsione della verità che porta a una solo conseguenza: «la selezione». È a questa mentalità eugenetica che Mertens dichiara battaglia partendo lancia in resta perché «preferisco avere un buco nel mio dorso che un vuoto nella mia cultura».
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