Baghdad, mon amour
Non è soltanto per spirito pacifista e per le suggestioni di un mondo multipolare che la Francia si è opposta all’intervento anglo-americano in Irak: gli 11 nomi di politici ed imprenditori francesi che figurano nella controversa lista dei 271 nominativi di 52 paesi a cui il regime di Saddam Hussein avrebbe assegnato quantitativi di petrolio per non meglio specificati servigi sono soltanto la punta di un iceberg di relazioni politico-economiche che datano dagli anni Settanta. L’amicizia franco-irakena è stata sigillata nel 1974 a Baghdad dai due futuri capi di Stato dei due paesi, Saddam Hussein e Jacques Chirac. In quell’anno l’Irak nazionalizzò le attività delle compagnie petrolifere britanniche sul suo territorio, ma risparmiò quelle francesi (Total ed Elf). Fra il 1974 ed il 1990 una ventina di ministri francesi si sono recati in Irak, concludendo contratti per la costruzione di autostrade, caserme, aeroporti e del reattore nucleare di Osirak. Anche le forniture militari sono state molto intense, sia prima che durante la guerra Irak-Iran (1981-1989): 130 aerei Mirage e Super Etendard, armati con missili Exocet, tanks, ecc. In quegli anni l’Irak è stato il secondo fornitore di petrolio alla Francia, e la Francia la seconda fornitrice di armamenti e di genio civile all’Irak. I rapporti, iniziati da Chirac, sono stati sviluppati anche da Mitterrand, anche se è stata di Chirac l’idea di vendere armi a Saddam a credito, a partire dall’86: è così che la Francia ha accumulato 4 miliardi di dollari di crediti che fino ad oggi non le sono stati pagati. Durante la crisi dell’invasione del Kuwait i francesi erano convinti di poter trovare una soluzione diplomatica alla vicenda, cosa che non avvenne.
Negli anni delle sanzioni, la Francia ha ripreso i rapporti commerciali con l’Irak dopo che è stato creato il programma umanitario “food for oil”. Nel 2000 la Francia ha esportato beni per 398 milioni di euro in Irak, nel 2001 per 660 milioni. Alla fiera internazionale di Baghdad lo stand francese ha vinto per sei volte di seguito la medaglia d’onore. Gli imprenditori francesi in quegli anni risultavano organizzati in tre cordate: una facente capo all’ex ministro gollista Charles Pasqua, una all’ex ministro della sinistra Jean-Pierre Chevènement e una legata ai coniugi Le Pen.
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