Bambini, coltelli e “green stuff”
Lasciatemi chiarire una cosa: non sono razzista. Con me lavorano Messicani, Iraniani, Africani, Ebrei, Brasiliani, Cinesi e persino uno Statunitense purosangue. Ma c’e un popolo che per la maggior parte non sopporto quando viene al ristorante: i bambini. Sono certo che tutte le donne americane in aspettativa abbiano un accordo che dice: prima che tuo figlio cresca e si educhi, assicurati di portarlo al ristorante di Duilio almeno due volte a settimana. I mocciosi americani, quando si tratta di mangiare, sono piu difficili da accontentare che la Regina d’Inghilterra e Hillary Clinton messe insieme. Bisogna badare a non dar loro piatti troppo caldi, coltelli troppo affilati, bicchieri troppo delicati, sedie troppo basse; non mangiano pesce, cacciagione, zuppe, formaggi, insalate, funghi, paté, pietanze speziate, carni al sangue, alimenti a contenuto alcolico. E guai a cucinare “green stuff”, cioè “roba verde”. Parecchi pupilli, sdegnati perché non serviamo hamburger e patatine fritte, ci ripagano con pezzi d’arte pennarellati sui nostri tavoli di acero, sgommate nere firmate Nike lunghe quanto il bancone bar, geroglifiche grattate sul muro di stucco fiorentino, pianto e grida interrotte solo dalla porta di uscita. Tutto questo sotto gli occhi consenzienti dei genitori che, come nel caso del bambino che ha innestato l’allarme antincendio, s’inaspriscono quando gli chiediamo di tenere i frugoletti mansueti. Eppure li dobbiamo compiacere. Signori non si preoccupino, era solo una bottiglia d’olio che suo figlio ha svuotato nella nostra fontana, l’importante è che non si sia bagnato. È vero che non sono tutti così, tipo la figlia undicenne di un nostro cliente abituale la quale una volta mi chiamò al suo tavolo per dirmi quanto aveva apprezzato il risotto con l’uva e fegato grasso d’oca; peccato che i genitori avevano chiesto il ketch-up per spalmarlo sulle costolette d’agnello ai carciofini..
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