Banalizzare l’Olocausto è devastante quanto negarlo

Di Reibman Yasha
08 Febbraio 2007

Un ragazzo palestinese ha lo sguardo disperato, gli occhi ricordano l’Urlo di Munch. Intorno a lui corre il muro con il filo spinato. Il ragazzo pensa “mai più.”. È questa la vignetta che appare su Liberazione, quotidiano di Rifondazione Comunista, a cavallo della Giornata della memoria. Il nazismo e la Shoah non sarebbero finiti, il ricordo – perché lo sterminio non si ripeta più – non sarebbe servito, perché oggi i palestinesi starebbero subendo la stessa sorte degli ebrei europei durante la Seconda guerra mondiale.
Israele è il nuovo nazismo, gli ebrei non hanno imparato la lezione e si comportano come i propri persecutori. È questo il messaggio che proviene dalla penna del disegnatore Apicella, che Piero Sansonetti, direttore del giornale del partito di Fausto Bertinotti, ha deciso di pubblicare. La banalizzazione della Shoah, che avviene con il falso e immondo paragone tra lo Stato ebraico e il nazismo, ha lo stesso devastante effetto del negazionismo e, demonizzando Israele, non aiuta nella lotta contro i pregiudizi del nuovo antisemitismo. Qualora la legge Mastella, voluta all’unanimità dal Governo, venisse approvata dal Parlamento, state certi che Apicella e Sansonetti non potrebbero esseri perseguiti nelle aule di tribunale, poiché – sbagliando – la loro verrebbe considerata una “critica legittima” al governo israeliano. D’altra parte, per sconfiggere queste idee la galera non serve e una legge che non intenda colpirle forse sarebbe meglio non approvarla proprio.

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