Barra a sinistra
Un “lavoratore”, un socialista, un laburista e un socialdemocratico: ma mai come ora che la corsa presidenziale in Brasile è ristretta alla sinistra il costo della politica sta salendo alle stelle. José Serra, candidato del governo, ha annunciato per la sua campagna un budget di 22 milioni di dollari. Ovvero, il 31% di quanto spese Cardoso nel 1998. Lula, in confronto, sembra più morigerato, visto che si ferma a 13 milioni. Ma questi 13 milioni corrispondono a ben 11 volte quello che aveva investito quattro anni fa, altro segno che tra Pt e grande capitale non c’è più l’allergia reciproca del passato. Peggio ancora fa Gomes, cresciuto in quattro anni da 320.000 dollari a 9 milioni. E non parliamo di Garotinho, che corre per la prima volta subito buttando 9 milioni di dollari sul tappeto.
Ma non c’è solo la corsa per la presidenza. In palio sono anche i 27 governatorati degli Stati, 54 seggi da senatore, 513 da deputato federali, 1059 da deputato statale. In totale, si è stimato che entro ottobre saranno stati spesi 4 miliardi di dollari. Ovvero, l’1% dell’intero Pil brasiliano!
Brasil
In Brasile l’1% della popolazione possiede il 44% delle terre, in seguito a una precisa scelta politica fatta nell’era coloniale, e che privilegiava l’esportazione di prodotti pregiati come lo zucchero, il caffè e il cacao. In tempi più recenti, le grandi proprietà hanno fornito prodotti per la grande industria mondiale della carne in scatola o dello yogurt.
Ma proprio questa distribuzione ineguale della proprietà blocca da sempre lo sviluppo di un consumo di massa interno, impedendo all’economia nazionale un decollo definitivo. Non a caso il potente Movimento dei Senza Terra (Mst), una delle sigle più popolari del panorama no global mondiale, quando non deve fare propaganda nei Forum Sociali ma deve spiegare i propri programmi in contesti più formali dice che la propria battaglia non va inquadrata in termini di socialismo ma di capitalismo: creare una piccola proprietà di massa sul modello europeo e nord-americano. Tuttavia, quasi mai i suoi metodi di lotta sono così moderati quanto i suoi documenti. D’altra parte, già nel 1998 aveva avvertito l’Mst aveva avvertito Lula che in caso di sua vittoria non gli avrebbe fatto sconti. Se non avesse fatto la riforma agraria richiesta, le occupazioni di terre sarebbero continuate anche contro un suo governo.
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