Batosta bavarese per Schroeder
Nemmeno il taurino Franz Joseph Strauss era riuscito nell’impresa di spedire la Spd all’inferno del peggiore risultato elettorale dal 1946. Domenica scorsa la Baviera si è vendicata della sconfitta subita per una manciata di voti (e sull’onda dell’emozione “pacifista” per la guerra in Irak) dal suo pupillo e candidato alla cancelleria Edmund Stoiber, facendo volare la sua Csu oltre il 60% dei consensi. Il plebiscito per i democristiani in Baviera è una spia di allarme rosso per il governo federale di Berlino. Adesso l’opposizione ha i numeri per complicare la vita al Cancelliere. E non c’è dubbio che userà la sua maggioranza al Bundesrat (il Senato federale) per imporre pesanti diktat all’azione di Schroeder.
Ma come si spiega che la pur scontata vittoria della Csu bavarese – zoccolo duro dell’alleanza democristiana e del centro-destra tedeschi – sia stata così travolgente? Ci sono almeno tre ragioni. La prima: anche in Germania la situazione economica è drammatica; non ci sono più soldi e Maastricht impone dei seri tagli alla spesa pubblica. Così ora il governo federale è alle prese con un drastico piano di riforma dello Stato sociale e di riordino delle finanze pubbliche che comporterà aumento delle tasse e tagli su sanità, pensioni, assegni di disoccupazione. Perciò i casi sono due: o Schroeder non è riuscito a spiegarsi bene, oppure è apparso fin troppo chiaro anche all’elettore socialdemocratico che la politica del Cancelliere è la stessa di quella della Cdu-Csu ai tempi di Kohl. In entrambe i casi l’uomo della strada si chiede: a che serve votare a sinistra?
La grande rivincita di Stoiber
C’è poi una ragione locale: in Baviera non esiste alternativa al governo della Csu. Il Land è un paradiso di progresso tecnologico e di benessere sociale. Per non parlare poi dell’educazione e della formazione professionale. La parità scolastica e il riconoscimento del servizio pubblico svolto dalla scuola privata sono la norma. E una recente ricerca internazionale ha dimostrato che, in termini di qualità ed efficienza, il sistema educativo bavarese non ha quasi rivali al mondo e nessuno in Germania. In Baviera il principio della sussidiarietà, generalmente, funziona in ogni comparto: dal turismo allo sport, dal lavoro alla scuola, è tutto un proliferare di associazioni collegate positivamente alla politica. Questo è il segreto della Csu, che è ancora un partito radicato nella società, un partito di popolo.
Terza ragione: c’è sempre stata una certa tensione tra la Spd di Berlino e quella di Monaco. In Baviera i socialdemocratici non hanno mai rischiato un candidato di peso e quasi sempre, come in questo caso, si sono affidati a dei signor nessuno di cui gli elettori neppure ricordano il nome. Da un certo punto di vista ciò è comprensibile: a nessuno piace andare a giocare su un campo dove è sicuro che sarà sconfitto. Però questo calcolo avaro ha consentito che accadesse ciò che non era mai accaduto prima nella storia della Germania. E cioè che un partito disponesse di una maggioranza parlamentare superiore ai due terzi. Ora, nel parlamento bavarese la Csu avrà quasi 130 seggi su 180 e potrà fare quello che vuole: cambiare la Costituzione, nominare Stoiber re, secedere da Berlino. Non farà nulla di tutto questo, ovviamente. Però una cosa è certa: se vuole continuare a governare, Schroeder dovrà trattare, accordarsi e forse andare un po’ a Canossa.
*direttore di Die Tagespost, settimanale cattolico
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