Beato quel popolo che trova qualche difficoltà a reclutare i giudici

Di Lodovico Festa
07 Febbraio 2002
«Il riformismo non è una formula magica: è confronto e immersione nelle viscere di un decennio che dall’89 in poi ci ha visto culturalmente fragili», scrive Pietro Folena sul Manifesto

«Il riformismo non è una formula magica: è confronto e immersione nelle viscere di un decennio che dall’89 in poi ci ha visto culturalmente fragili», scrive Pietro Folena sul Manifesto. Ma come, uno è già fragile, e si ficca anche nelle viscere? *** «Mafia e massoneria di nuovo insieme per corrodere le fondamenta della nostra civile convivenza?», scrive Claudio Fava sull’Unità. Ma quelli che di nuovo insieme coi mafiosi stanno per corrodere le fondamenta della nostra civiltà, sono massoni semplici o sono del tipo demoplutogiudaicomassonico? *** «I sindaci eletti non sono la panacea per il progresso. Per ogni Fiorello La Guardia, Tom Bradley o Giuliani c’è sempre un William H. Thompson, un Jimmy Walker, un Sam Yorty. Cricche e corruzione vanno insieme. Più di 50 ex sindaci americani (il conto l’ha fatto recentemente il Washington Post) sono tuttora dietro le sbarre. Più piccola è la stanza riempita dal fumo, più sporchi gli affari che lì avvengono», scrive Peter Preston sul Guardian. Un pensierino interessante da dedicare a tutti gli infaticabili scopritori di nuove Tangentopoli italiane. *** «Si pensa a potare invece che innestare», dice Giovanna Melandri all’Unità. Che abbia finalmente aperto quel negozio di piante che in molti le consigliavano? *** «Lord Irvine, il Lord cancelliere, lancerà un video promozionale finalizzato a persuadere la gente a diventare giudice. Il video durerà 20 minuti, sarà mostrato in conferenze e pubblici avvenimenti. Copie ne saranno inviate agli avvocati tramite camere penali e associazioni locali di avvocati», scrive Joshua Rozenberg sul Daily Telegraph. Beato quel popolo che trova qualche difficoltà a reclutare giudici. *** «Oggi è diffusa una pseudocultura di solidarismo peloso, dice Roberto Maroni alla Padania. Non si è diffusa piuttosto “una cultura pelosa di pseudosolidarismo”? *** «Riguardo all’Afghanistan gli indicatori sono chiari: questo paese è la chiave di volta delle riserve energetiche dell’Asia centrale», così Liberazione riporta le parole di Jean-Charles Brisard e Guillaime Dasquié. Energia afghana? Per centrali a oppio o per motori a eroina? *** «I Ds non spingeranno nessuno in nessuna direzione», dice Gavino Angius al Messaggero. Quando si tratta di non fare, i Ds sono sempre in prima fila. *** «L’Afl Cio americana, dopo il suo congresso del 1995, ha deciso di mettere al centro dei propri pensieri la lotta contro la globalizzazione», dice Cristophe Aguiton sul Manifesto. La gioia degli operai tessili del Mozambico o dei siderurgici della Nigeria per il protezionismo antiglobalizzazione dell’Afl Cio è stata grandissima. *** «Molto spesso sono stati attribuiti a noi dei precisi disegni tattico-strategici. In realtà, molta parte di Mani pulite si è svolta casualmente un giorno dopo l’altro» così Repubblica riporta alcune parole di Francesco Saverio Borrelli. Il metodo del pool milanese era semplice. Mettevano dentro un cappello i nomi su cui indagare, poi facevano un’estrazione e partivano. Fino al ’93 una volta su due veniva fuori Craxi Bettino. Dopo il ’94 Berlusconi Silvio. I membri del pool si lamentavano spesso con gli amici per la scarsa varietà degli indagati. Ma era il frutto della sorte e non ci si poteva fare niente. Sono le regole dell’obbligatorietà dell’azione penale. *** «E quando dopo aver travolto Montedison, le inchieste arrivarono oltre i portoni di Fiat e Mediobanca, l’establishment cominciò a pensare che i pm facevano proprio sul serio», scrive Giulio Anselmi sull’Espresso. E facevano sul serio o no? Anselmi non risponde a questo interrogativo. Elegantemente, comunque, passa sopra anche alle disgrazie della Cir e del suo proprietario. *** «Figuriamoci se infiltravo o condizionavo l’azione di qualche giudice», dice Achille Occhetto all’Unità. Racconta una leggenda bottegoscurologia che i collaboratori di quello che fu il segretario prima del Pci poi del Pds, non solo quelli dalemiani ma anche quelli occhettiani, dicessero sempre, quando parlavano tra loro o quando interloquivano con chi era utile alle finanze del partito: «Mi raccomando non dite niente ad Akel che poi chiacchiera in giro».

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