BELLA BATTAGLIA

Di Valenti Annalena
11 Novembre 2004
Vi voglio parlare di scuola e di educazione.

Vi voglio parlare di scuola e di educazione. No, non temete, non del Parini, per quello già ci sono le “anime belle” che fanno, giornalmente, delle ottime morali, ma dell’ open day del Collegio della Guastalla di Monza (ma si potrebbero dire cose analoghe per il liceo Don Gnocchi di Carate, solo per stare a due scuole di rinomata eccellenza qui in Brianza) . So che è molto più interessante una scuola allagata, e soprattutto quello che se ne può dire intorno, troppo interessante, soprattutto rispetto ad una giornata che vuole far vedere il lavoro, quotidiano, normale, che non fa notizia, di bambini, ragazzi, maestri e professori. Alla scuola materna i bambini si sono cimentati con la copia dal vero, una natura morta di Caravaggio è circondata dai disegni di piccoli pittori di 5 anni, una madre, forse troppo persa dalla cura e dalla bellezza di lavori e allestimento, pensa che l’originale sia stato dipinto dal figlio. In quinta elementare un cartellone così dice “Invenzioni che migliorarono la vita dell’uomo dal 1450 al 1500” e si vedono archibugi, bombarde, ma don’t worry, fuori dall’aula è stato ricostruito un modello del traghetto di Leonardo che ancora viene usato sull’Adda. Al liceo gli studenti spiegano i loro lavori su Catullo, poesie prese in esame, tradotte, “bella” che “non solo significa battaglie ma bella”, parole salvate, riusate, ma quello che più mi colpisce sono i ragazzi stessi, belli, vivi, appassionati. Come quegli altri del tecnico, che con un plastico spiegano la battaglia di Austerlitz. “Iniziò alle 8 del mattino”, e muovono pedine, i ragazzi, 60.000 fanti prendono vita, “la cavalleria attacca dalla collina con i favori della nebbia”, e Napoleone vince, “8 ore è durata la battaglia”. E la ragazzina emozionata che spiega quel nuovo metodo per imparare il latino, le piace e si capisce. E l’altro che spiega il concetto di infinito in matematica. Una nonna gli dice “Caspita, diventerai uno scienziato!”. Appassionati. “Che bello!”. Che non significa solo “bello”.

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