Bellurie

Di Tempi
09 Settembre 2004
Il terrorismo è una tecnica, ma la sostanza è un’altra

Il terrorismo è una tecnica, ma la sostanza è un’altra, ed è religiosa, di civiltà, implica una diversa definizione di Dio, dell’uomo e del mondo. Islam vuol dire sottomissione, e i jihadisti di scuola wahabi vogliono semplicemente sottometterci a un dio esclusivo e alla sua umma, la comunità dei credenti che è teologicamente autorizzata a considerare i miscredenti sottouomini, loro e i loro bambini, e a sgozzarli come maiali. Il nostro patto di solidarietà occidentale consiste invece in queste bellurie. Primo, aprire un dibattito sul Manifesto se sia meglio l’esercito angloamericano o l’esercito dei tagliatori di teste, e decidere con ineffabile alterigia che non c’è un male minore. Secondo, condannare il terrorismo perché altrimenti è impossibile lottare contro Bush e Blair, è impossibile battersi per la pace e il dialogo senza identità (Veltroni e Mauro). Terzo, guardare i bambini nudi e insanguinati di Beslan in tv e concludere che c’è un mistero, ma questo mistero non è il mistero del male nel mondo, il mistero antico della religione e della guerra, è piuttosto il quiz a risposta già pronta sulle responsabilità dei servizi speciali russi, sulla cattiveria del potere. Una collega mi ha telefonato e mi ha posto questo problema come il primo problema. Le ho risposto che ho visto i soldati russi mettere in salvo i bambini risparmiati dalla furia del nemico, e la telefonata è finita lì.

Giuliano Ferrara, Il Foglio, lunedì 6 settembre 2004

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