Ben finanziato, marx-mediatico. E fuori dal (Terzo) Mondo
A Genova in luglio erano migliaia organizzati e violenti; a Doha, al meeting del Wto, i no global non si sono visti. E la debacle non si spiega solo con le difficoltà di ordine organizzativo e il divieto delle manifestazioni. Dopo l’11 settembre il cosiddetto “popolo di Seattle” ha perso gran parte del trucco con cui si era presentato al mondo intero. La parte più antiamericana del movimento, soprattutto in Europa, ha spostato l’attenzione su temi pacifisti, mentre negli Stati Uniti i sindacati si sono schierati a favore dell’intervento armato e parte del movimento femminista si è mobilitato contro i Talebani per il modo in cui opprimono le donne. Sia Jamie Love, capo del vasto gruppo affiliato a Ralph Nader, che Walden Bello, un filippino direttore esecutivo del Focus on the Global South e John Sellers, direttore della Ruckus Society, un gruppo che insegna tecniche di guerriglia ai dimostranti, hanno pensato bene di evitare ogni tipo di manifestazione pubblica. In questo contesto cominciano a emergere critiche interne al movimento. Qualcuno ha fatto notare per esempio come alcune Ong (Organizzazioni non governative) dispongano di più risorse di molti governi dei paesi poveri. Il Wwf e i gruppi conservazionisti spendono ogni anno 60 milioni di dollari in attività che riguardano le pubbliche relazioni, la rete di contatti e riunioni internazionali, le attività di ricerca non meglio identificate.
Critiche si sono levate anche sul fronte dell’opposizione alla globalizzazione. Michael Jacobs, segretario generale della Fabian Society, ha scritto sull’Observer dell’11 novembre che le Ong «dovrebbero smetterla con la retorica dell’antiglobalizzazione», perché «opporsi alla globalizzazione significa privare le persone dei paesi poveri dei benefici delle conoscenze scientifiche, degli avanzamenti tecnologici, della diversità culturale e dei contatti internazionali, opportunità comuni a noi che viviamo nei paesi ricchi». In merito alle biotecnologie che i no global vorrebbero vietare perché “cibo di Frankenstein”, Paulin Tallen, ministro per la Scienza e la tecnologia della Nigeria, nel corso di un convegno a cui hanno partecipato esperti agricoli americani e africani, ha detto: «Sono così convinta della bontà delle biotecnologie che sto sviluppando la “West African Biothecnology Network”, una rete che permetterà a tutti i paesi di risolvere molti dei problemi di produttività agricola e di conseguenza superare lo stato di malnutrizione e fame di molte persone» (Experts say biotechnology can stem starvation in Africa, in Panafrican News Agency, 14 novembre 2001). Florence Wambugu, direttore regionale dell’International Service for the acquisition of agri-biotech application, ha scritto sul Los Angeles Times: «gli antiglobal che si oppongono alle biotecnologie non hanno problemi alimentari e possono scegliere di mangiare come meglio credono. I manifestanti anti-Ogm vivono in un mondo prospero e vogliono dirci ciò che che dobbiamo o non dobbiamo fare per alimentare i nostri bambini». «Come africana – ha continuato la Wambugu – so che le biotecnologie non sono la panacea, non possono risolvere il problema della corruzione o della inettitudine dei governi, la mancanza di educazione scolastica e di fondi per la ricerca, o la scarsità di capitali, ma come scienziata posso dire che gli Ogm possono risolvere molti dei problemi agricoli dell’Africa. Utilizzando le biotecnologie crescerà la produttività agricola, utilizzeremo meno terreno coltivabile e daremo più spazio agli ambienti protetti. Inoltre le biotecnologie possono aiutare gli africani a conservare le risorse naturali più belle e proteggere la biodiversità. Altrimenti la biodiversità locale sarà distrutta dalle malattie e dai parassiti. Così io dico agli antiglobal: state attenti perché state attaccando proprio coloro che voi dite di voler proteggere» (Protesters don’t grasp Africa’s need, in Los Angeles Times, 11 novembre 2001).
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!