Benedetti Eurocomputers

Di Passa Claudia
06 Febbraio 2003
Roma, un mega-appalto statale e 4 ex manager Olivetti rinviati a giudizio con un ex alto funzionario delle Finanze. E a Napoli spuntano i nomi di Visco, De Benedetti e Colaninno...

Cinque rinvii a giudizio e tre proscioglimenti. Si è chiuso così, il 27 gennaio scorso, secondo quanto appurato da Tempi, il primo atto dell’inchiesta romana (un’altra inchiesta, sulla stessa vicenda è ancora in corso a Napoli) sul caso “Eurocomputers &C.”. Storia di una mega-asta pubblica da 3mila miliardi di vecchie lire – asta truccata, secondo l’accusa – che avrebbe visto come protagonisti un alto funzionario delle Finanze all’epoca del ministro Vincenzo Visco e quattro manager di Op Computers, ex ramo informatico della Olivetti. Il processo si svolgerà a Roma a partire dal prossimo 4 giugno, ma Tempi è già in grado di raccontare i capitoli principali di una storia che forse potrebbe risultare utile a comprendere meglio il fatidico 1999, anno di grandi privatizzazioni, di pace sociale e impercettibile conflittualità sindacale.

La mega-asta (truccata) da 3mila miliardi
Il 31 maggio 1999, presidente del Consiglio il diessino Massimo D’Alema e ministro delle Finanze il diessino Vincenzo Visco, il Dipartimento territoriale del ministero delle Finanze pubblica sulla Gazzetta Ufficiale l’avviso “per l’affidamento in concessione delle attività di recupero, deposito, redazione, inventario e alienazione” dei veicoli confiscati in tutta Italia. Chi si aggiudicherà l’appalto gestirà per sei anni un affare stimato di circa 3mila miliardi in vecchie lire. Il requisito essenziale richiesto per gareggiare è enorme: un fatturato aziendale minimo di 830 miliardi di lire per gli esercizi ’95, ’96 e ’97. Un importo gonfiato ad arte per limitare il numero dei concorrenti? Comunque sia sul tavolo della commissione ministeriale, ai collaboratori del ministro Visco arriva solo un’offerta, quella di “Eurocomputers”, azienda nata da poco più di due mesi (il 22 marzo 1999) e che il 28 luglio 1999 si aggiudica ufficialmente l’appalto. Nel settembre 2002 il pm Giuseppe De Falco, della Procura di Roma formalizza l’accusa: l’“Eurocomputers” non ha soltanto presentato bilanci di un’altra impresa (la “Op Computers”, fallita il 12 maggio 1999, pochi giorni prima della pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale e presa in affitto il 2 giugno 1999 dalla stessa “Eurocomputers”, uno dei cui dirigenti risulta essere anche l’amministratore delegato della “Op Computers”), ma dopo aver vinto la gara ha pure ceduto l’appalto a due società collegate, la “Sistra” e la “Euroservitia”.

Colaninno e De Benedetti indagati a Napoli?
Nell’autunno dello scorso anno anche la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo di indagini sulla gara vinta da “Eurocomputers”. La notizia filtra dal quotidiano leghista La Padania, il quale in data 24 ottobre rivela che «la Procura della Repubblica di Napoli avrebbe convocato, in qualità di “persona sottoposta a indagini”, Roberto Colaninno. L’ex amministratore delegato dell’Olivetti sarebbe accusato di falso in atto pubblico e turbativa d’asta. Nel 1999 avrebbe falsamente attestato che la società “Eurocomputers” da tre anni aveva lavorato per conto della stessa Olivetti. Il sostituto procuratore della Repubblica di Napoli Maria Cristina Ribera, che ha già interrogato l’ingegner Carlo De Benedetti e l’ex amministratore delegato dell’Olivetti Claudio Passera, avrebbe appurato che la società “Eurocomputers”, all’epoca della gara indetta dal ministero delle Finanze, era una delle società satelliti della Olivetti». Su questa notizia, ad oggi, non risulta che alla Padania siano pervenute smentite.

Il riserbo dell’avvocato Flick
Ma torniamo al filone delle indagini romane, dove una recentissima sentenza (27 gennaio 2003) del giudice delle indagini preliminari già consente di affermare la legittimità di accuse che ora dovranno richiedere un approfondito esame processuale. Chi sarebbero, dunque, gli ipotetici grandi imbroglioni, incriminati per la presunta mega-truffa ai danni dello Stato e, va da sé, dei contribuenti italiani? Secondo il pm romano Giuseppe De Falco, che presenta queste sue prime deduzioni al Gup Laura Capotorto nella prima udienza preliminare del 10 settembre 2002, sono quattro funzionari della commissione appaltatrice del Ministero delle Finanze e quattro manager delle società Olivetti. Si tratta di otto professionisti eccellenti a cui la Procura di Roma contesta reati che vanno dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta al falso. A sostegno della sua accusa il pm porta una ponderosa documentazione delle macroscopiche irregolarità che sarebbero state rilevate nella gara in questione vinta dalla “Eurocomputers” e un ricco repertorio di verbali di intercettazioni telefoniche e ambientali che coinvolgerebbero i presunti autori della mega-truffa. L’11 settembre 2002, l’unico organo di stampa a riportare la notizia dell’inchiesta e delle relative, pesanti accuse formulate dalla Procura di Roma è il Corriere della Sera (notizia che però compare solo nel dorso romano del quotidiano di via Solferino e che successivamente sarà ripresa solo da Tempi, cfr. n. 39, 26.10.02). In quella data la cronista dell’edizione romana del Corriere, Lavinia Di Gianvito, incassa il “no comment” dell’avvocato della difesa degli imputati di “Eurocomputers”, la dottoressa Caterina Flick, figlia dell’attuale giudice della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick (già ministro di Giustizia del governo Prodi ed ex legale della Bnl; G. M. Flick lasciò a sua figlia Caterina l’incarico di assistere la banca nel momento dello scandalo Bnl-Atlanta, scandalo scomparso poi nelle “nebbie romane” e che coinvolse l’ex direttore Bnl Nerio Nesi, oggi parlamentare eletto nel Pdci di Cossutta, partito entrato nella coalizione del governo Prodi; Nesi fu dunque anche collega di governo del suddetto G. M. Flick, che da ministro Guardasigilli i lettori ricorderanno fu grande estimatore del pool Mani Pulite e autore di una notevole prefazione a un libro del Procuratore di Milano F. S. Borrelli).

Il Visco inedito di Panorama
Ma insieme al silenzio dell’avvocato Flick, l’11 settembre 2002, la cronista del Corriere della Sera raccoglie anche due interessanti dichiarazioni da parte degli avvocati dei quattro funzionari del Ministero delle Finanze indagati dalla Procura di Roma. Alfredo Niro, avvocato di tre funzionari che in seguito verranno poi prosciolti da ogni accusa, spiega che i suoi clienti non potevano essere della partita semplicemente perché «erano stati nominati solo due giorni prima della gara». E poi, dichiarano gli stessi avvocati, «la “Eurocomputers” si presentò con autocertificazioni, i documenti furono depositati alle Finanze e alla Corte dei Conti, che registrò il decreto». Insomma un’operazione “blindata”. Da chi? Da quell’altro filone napoletano di indagini sullo stesso appalto – indagini condotte dalla pm Cristina Ribera e delle quali aveva anticipato notizia La Padania del 24.10.2002 – veniamo a conoscenza dall’ultimo numero (ancora in edicola) di Panorama che «Vincenzo Visco ha seguito con particolare attenzione non solo la definizione giuridica dello schema di convenzione per dare in concessione l’informatizzazione dei beni sequestrati, ma anche la successiva gara d’appalto». Tant’è che Visco scrive direttamente a Giuseppe Favale, direttore centrale del Demanio del Ministero delle Finanze (lettera di cui Panorama produce copia con relativa firma in calce dell’ex ministro delle Finanze), per sollecitare la conclusione di questo affare che l’ex ministro delle Finanze dei governi Prodi, D’Alema e Amato aveva seguito personalmente e per tramite del suo capo gabinetto Giuseppe Farina dall’inizio (luglio 1998) fino ad appalto assegnato (luglio 1999). Il tono della lettera ritrovata dagli inquirenti non sembra lasciar adito a molte interpretazioni. Scrive infatti il ministro Visco al direttore del demanio Giuseppe Favale in data 14 luglio 1999: «Poiché nemmeno i ripetuti solleciti sembrano aver sortito alcun risultato, ritengo invitare la S. V. a una concreta e, soprattutto, tempestiva definizione delle procedure per l’affidamento delle attività (la gara d’appalto, ndr) nonché comunicare, con la medesima sollecitudine, le iniziative poste in essere». Dopo questa missiva la gara si svolgerà – e in effetti con singolare celerità – due settimane dopo, cioé il 28 luglio 1999, e sarà vinta, appunto, da “Eurocomputers”.

Guida, ordini dall’alto
Ma facciamo un passo indietro e confrontiamo le rivelazioni di Panorama con la dichiarazione – invero un po’ sibillina – rilasciata a Lavinia Di Gianvito e riportata sul Corriere della Sera in data 11 settembre 2002, pag. 1 cronaca romana, dall’avvocato di Emanuele Guida (ex funzionario delle Finanze e, all’epoca dei fatti, capo-commissione della gara vinta da “Eurocomputers”) che, secondo quanto accertato da Tempi, risulta essere l’unico funzionario delle Finanze rinviato a giudizio la scorsa settimana dal Gup di Roma proprio in merito all’appalto in questione. Dunque, nella sua dichiarazione al Corriere della Sera l’avvocato di Emanuele Guida dice: «Guida è un funzionario che ha dovuto gestire un problema in base a indicazioni che venivano dall’alto. Non bisogna dimenticare che l’operazione risale al periodo di salvataggio dell’Olivetti». A chi si riferisce l’avvocato Vincenzo Placco, difensore di Emanuele Guida, quando dice che il suo assistito ha agito “in base a indicazioni che venivano dall’alto”? E che avrà voluto dire il difensore del funzionario di Visco stabilendo un legame tra la vicenda della mega-asta (che gli inquirenti ritengono “macroscopicamente” truccata) e l’operazione “salvataggio Olivetti”?

Aspettando il processo…
Sarà il processo, previsto a partire dal prossimo 4 giugno a dover stabilire se e come, con la complicità e per conto di chi, la mega-truffa c’è stata. Oggi la notizia, verificata da Tempi, è che la richiesta del pm Giuseppe De Falco di rinvio a giudizio per Roberto Schisano e Giuseppe Vadalà, legale rappresentante e procuratore della “Euro-computers”; per Angelo Cacciotti, titolare della “Sistra”; per Angelo Schiano, amministratore della “Euroservitia” è stata pienamente accolta dal gup Laura Capotorto. La quale ha prosciolto tre dei quattro funzionari del Ministero delle Finanze indagati, ma ha rinviato a giudizio il più importante, Emanuele Guida all’epoca responsabile della Commissione appaltatrice.

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