Bentornato signor G.
Dice: «Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione». E mannaggia all’ideologia che rompe le scatole all’amore: «Maria la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam la Cambogia, Maria la realtà». Poi c’è l’imprevisto: «Lo so che tutto va in rovina, ma di mattina, quando la gente dorme con il suo normale malumore, mi può bastare un niente, solo un piccolo bagliore, un’aria già vissuta, un paesaggio che ne so, e io sto bene, come uno che si sogna, non è mica colpa mia se sto bene, che vergogna…». Pennellate di Giorgio Gaber. Momenti diversi di un cammino umano e artistico originale, drammatico, ma anche divertente. Morto il primo dell’anno del 2003, il signor G., come si sarebbe detto un tempo, è vivo e lotta insieme a noi. Anche per questo merita di essere di nuovo incontrato per quattro venerdì (5, 12, 19, 26 gennaio alle ore 21.50) nel suo ambiente-amico, il palcoscenico. Per arrendersi a una formula efficacissima di raccontare raccontandosi. Pietoso verso l’uomo, impietoso verso gli standard, Gaber ha scelto di fare compagnia ai “Gildo”, malati terminali in corsie di ospedale, anziché sedersi al convivio dei soliti “Polli d’allevamento”. Libero come un uomo…
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!