Berlusconi, Male (estero) di Camilleri
Italia: pizza, spaghetti, mandolino. Ma anche il regno xenofobo e assai poco democratico del corrotto caudillo Berluscones. Così, da qualche tempo, la stampa internazionale dipinge il nostro Paese. Roba che il famoso pezzo dell’Economist (poi ritrattato da una bizzarra palinodia post-elettorale, Berlusca li ha citati in giudizio e chiesto 2 miliardi di danni), dove si rimestavano i peggiori “odori” di Travaglio, diventa un esercizio di cristallina obiettività. E il peggio è che le accuse più infamanti contro il Belpaese vengono rilasciate ai quotidiani esteri dai più assidui frequentatori delle terrazze e dei salotti radical-chic italiani. Accade in Brasile, dove l’influente Journal do Brasil – che nel novembre dell’anno passato, dopo il trionfo della sinistra alle elezioni municipali brasiliane, aveva salutato «le urne colorate del rosso del Pt, il Partito comunista» – settimana scorsa pubblicava un servizio sull’ultimo record del Parlamento italiano: «una banda di 44 parlamentari, incluso il primo ministro Silvio Berlusconi, accusati, investigati, processati, alcuni già condannati per crimini più gravi (corruzione, frode, falsificazioni varie, bancarotta fraudolenta fino all’associazione con le mafie di Sicilia e Calabria). Non contando altri deputati e senatori sospetti o condannati per crimini minori, come diffamazione o emissione di assegni a vuoto». Un “record umiliante” per il governo di un premier che «attualmente dev’essere giudicato per corruzione in atti giudiziari, falsificazione in bilancio e connessione con la mafia siciliana e per frode fiscale e violazione della legge antitrust in Spagna nel processo istruito dal giudice Baltasar Garzon». Evidentemente il Journal ha con l’Italia un filo diretto attraverso Piazza Indipendenza (e probabilmente attraverso gli uffici stampa delle procure di Palermo e Milano). Non a caso, tra i suoi referenti spiccano Norberto Bobbio, «espressione massima della democrazia italiana», e Umberto Eco (di cui il quotidiano ha recentemente ripubblicato il «manifesto contro Berlusconi, firmato da centinaia d’intellettuali, artisti e premi Nobel, insomma l’espressione più rappresentativa della cultura italiana»). Sulla scorta di Bobbio, «uno dei più importanti pensatori politici del mondo contemporaneo», il Journal do Brasil ha definito Forza Italia «un partito sovversivo» che «segue l’esempio del partito fascista» (3 giugno 2001). E dopo gli esiti delle ultime elezioni, l’editorialista Fritz Utzeri, nel suo memorabile commento «Italia che vergogna!», ha lanciato l’allarme: «La democrazia italiana è in pericolo… il voto per Berlusconi è il voto dell’odio, dell’egoismo, della xenofobia… un voto contro l’Italia del Sud dominata dalla politica corrotta, dalla mafia e disprezzata dai ricchi del Nord» (16 maggio 2001). Del resto 3 giorni prima, sulle stesse colonne, si poteva leggere un’intervista a Andrea Camilleri dove lo scrittore siciliano bellamente dichiarava: «Se fossi un vero credente – non di quelli che vanno solo a Messa – ma un credente perfettamente convinto della propria fede, direi che Silvio Berlusconi è il male, ma il male con la M maiuscola». E ricordava «il giornalista inglese Herbert Mattews, autore di un articolo su Mussolini del 1945», dove egli preannunziò che il fascismo, «sotto forme diverse e talvolta con l’aspetto di una falsa democrazia», avrebbe sedotto gli italiani per molti anni. «Oggi inviterei tutti a rileggere quell’articolo. Come un italiano amava Mussolini nei primi due decenni dell’epoca fascista… allo stesso modo oggi ama Berlusconi». Forse Zuenir Ventura, redattore del Journal, ha davvero ragione: il 1968 è «un anno che non è ancora finito». Restano i suoi rottami (non solo) ideologici.
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