A Berlusconi piace l’ulivo (secolare)
L’effetto scenografico dell’anfiteatro all’ora del tramonto, quando le ombre delle duemila (dicasi duemila) specie di cactus si allungano sulla piscina di acqua salata, è unico. Le piante grasse, alcune delle vere e proprie rarità, disposte su tre terrazzamenti concentrici di pietra, fanno da cornice alla laguna artificiale. Di lontano si ammira il golfo di Marinella, all’estremità del promontorio di Punta Lada, dove d’agosto veleggia un concentrato di panfili miliardari. Ma forse ciò che è davvero unico allo sguardo del visitatore al quale è concesso di varcare l’accesso di Villa La Certosa, è l’insieme del parco delle meraviglie fatto costruire da Silvio Berlusconi per la sua villa in Sardegna, l’arciconosciuta dimora da sogno dove sono transitati, in questi anni, molti grandi della terra.
La prima cosa che incuriosisce appena varcato il cancello sorvegliato è una grande scultura in marmo bianco di Pietro Cascella che raffigura una nave diretta verso il Golfo di Santa Marinella. La dimora è padronale e imponente e risaltano le tinte di rosa dei muri che riprendono il colore delicato del granito sardo utilizzato per le cornici delle finestre, i coppi antichi, le linee gentili che donano all’insieme equilibrio e armonia. La seconda curiosità è il mosaico della pavimentazione in cui appare uno strano simbolo caro a Berlusconi, formato da una linea, un arco sorretto da un grande elemento e due appoggi stilizzati. Curiosità destinata a restare insoddisfatta perché nessuno ha avuto la presenza di spirito di fare domande. Lo stesso simbolo lo si ritrova nella piscina coperta, nel seminterrato, dove è stata collocata una Jacuzzi ottagonale con vista sul golfo. La terza cosa che ha alimentato curiosità è una grande scultura di arte orientale nell’atrio dell’ingresso. Bellissima opera lignea che ritrae una voluttuosa danzatrice, anche se i più si sono chiesti: che ci azzecca questo pezzo d’arte con tutto il resto?
L’arredamento della sala da pranzo col trompe l’oeil prosegue il fronte marino della vetrata di fronte. Colori chiari e materiali naturali per le stanze da letto, tappezzerie floreali in tinta, tappeti orientali antichi ai pavimenti. Il pezzo forte della Certosa è il giardino botanico, un’opera d’arte dove la natura è la protagonista indiscussa. Il cuore del parco è costituito dall’agorà, un complesso polivalente composto da tre nuclei a tema circolare: la piazza, il teatro e la torre. Nell’agorà il numero 12 ricorre come nella Cabbala; 12 sono i dolmen di granito disposti a raggiera, 12 gli ulivi secolari che si specchiano in una piscina senza bordi in cui l’acqua a sfioro sembra scomparire nel prato. Il proprietario ha pure pensato a far progettare una cappella all’aperto con un altare in pietra, così come in pietra è la Madonna con bambino su una roccia vicino. Cammina e cammina si arriva ad un lago, il lago delle palme (sono 1.200). Un’impresa non da poco quella di creare un bacino artificiale, ma grazie alle moderne tecnologie e ai 13 mila metri quadrati di telo impermeabile fatti arrivare dall’Olanda per il fondo del bacino, i giardinieri sono riusciti nel miracolo. La passeggiata prosegue nel parco degli ibiscus, si fiancheggia il cottage per gli ospiti, fino all’agrumeto che introduce alla “gelateria”, il cui ambiente è stato curato da Vittoria Voigt coi pavimenti in ceramica di Caltagirone. Infine il lago dei cigni, il cui contesto è piaciuto persino ad alcune specie di uccelli migratori che lo hanno eletto a dimora. Anche loro hanno trovato un angolo di paradiso sulla terra.
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