Biagi non si dimette, Antoniazzi sì (dal popolo delle telenovelas)

Di Lodovico Festa
26 Aprile 2001
«Qui, se ci sono pericoli, è che qualcuno confonda la Casa delle libertà con la cassa»

«Qui, se ci sono pericoli, è che qualcuno confonda la Casa delle libertà con la cassa», scrive Enzo Biagi sul Corriere della Sera. Insieme alla denuncia del pericolo Maurizio Gasparri (che ha detto che Biagi è fazioso a Telelombardia), il noto maestro di giornalismo ha ripetuto la battuta su “Casa-cassa” circa 125 milioni di volte: in editoriali del Corriere, su Sette, sull’Espresso, nella sua rubrica “Strettamente personale”, nella rubrica Rai “Il fatto”, su “Tv, sorrisi e canzoni”, in un’intervista all’Unità, in un’intervista alla Stampa. Non sappiamo se su Gente o su Oggi. E (ma non siamo sicuri) sull’Intrepido. Perché lo fa? La trova divertente? I suoi fan gli chiedono a viva voce di ripeterla? Continuerà a scriverla finché qualcuno gli dirà che gli è piaciuta? Lo pagano poco e dunque rifila sempre le stesse battute? È stanco? Misteri del grande giornalismo. *** «Chi vota destra sappia che manda Bossi al governo», così Il Corriere della Sera riporta Francesco Rutelli. Questo Umberto Bossi insultando Giuliano Amato con il termine «nano nazista» non solo si è dimostrato il maleducato che è, non solo ha manifestato una concezione rozza dello scontro politico. Ma, trattando così l’avversario politico, mostra di essere un megalomane: crede di essere insieme Norberto Bobbio e Serena Dandini. *** «A Quarto Oggiaro ho sentito dire che se Berlusconi perde non vedranno più telenovelas» dice Sandro Antoniazzi, candidato dell’Ulivo a sindaco di Milano, alla Stampa. Chi s’immaginava che nel periferico quartiere milanese arrivassero tante copie di Micromega? *** «C’è il pericolo che questo Dal Verme sia prevalentemente destinato al revisionismo storico in musica», scrive Luigi Pestalozza su Liberazione. Stanno arrivando i nazi-verdiani. *** «È storico il fatto che sia il ministro dei Beni culturali a consegnare il David di Donatello», dice Giovanna Melandri al Corriere della Sera. È veramente storico, non c’è barba di revisionismo che metta in discussione questo fatto.

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