Bisogna pretendere la laicità, nel mondo islamico e in Italia
In Turchia un prete viene assassinato e gli editori della Bibbia vengono sgozzati. Sai che novità. Parliamo di un paese dove i cristiani erano due milioni all’inizio del Novecento, mentre oggi sono duecentomila. A Betlemme i cristiani erano il 75 per cento della popolazione nel 1950, oggi il 12. In molti paesi islamici i lavoratori stranieri non possono nemmeno pregare, celebrare Messa, avere nella propria valigia libri sacri. E il vento caldo del deserto sta arrivando anche da noi. Molti sono costretti a vivere sotto scorta, mentre dal 2005 al 2006 sono aumentati gli atti di antisemitismo. Da 89 a 136 in Gran Bretagna, da 65 a 97 in Francia. Aumentano soprattutto quelli compiuti da musulmani fondamentalisti con l’obiettivo di uccidere ebrei.
Non possiamo giocare solo in difesa, mettendo la testa sotto la sabbia sperando che la bufera passi. Dobbiamo pretendere per legge pari dignità per i cristiani (e gli ebrei) nei paesi islamici. Richiamare gli ambasciatori quando avvengono atti discriminatori, pretendere la costruzione di chiese per i tecnici e gli ingegneri stranieri accanto ai pozzi petroliferi o per gli architetti accanto ai grattacieli voluti dagli sceicchi. Altrimenti mostreremo di essere già sottomessi, di preferire un contratto alla fede. È necessario che ciò sia fatto da cristiani ed ebrei insieme, affinché non passi solo il principio della forza, ma anche un elemento di rispetto e laicità. In nome di questi, a casa nostra non sono accettabili le scritte antimusulmane sulle moschee milanesi.
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